Il CV Killer: ciò che il tuo curriculum non dovrebbe mai dire.

Tutti i segreti di un CV fatto male

Il processo di selezione è un percorso tortuoso, formato da vari step ognuno con le sue difficoltà e, a renderlo ancor più complicato, spesso il recruiter non ha il tempo necessario da dedicare ad ogni step per assicurare un lavoro di estrema qualità.

Il primo di questi step è lo screening del CV, ovvero la lettura da parte del recruiter del curriculum ricevuto per identificare il grado di corrispondenza con l’opportunità professionale in ballo. Esistono anche software che svolgono questo processo in automatico ma, parere personalissimo, nessun software potrà mai sostituire l’intuizione umana, ragion per cui non li utilizzo.
Ma può il solo CV essere elemento sufficiente per incorrere a frequenti bocciature in fase di screening? La risposta è: non sempre ma spesso si.

Lasciando perdere casi palesemente “limite” quali CV sgrammaticati, incompleti, o privi dell’autorizzazione al trattamento dei dati personali (fondamentale), esistono altri aspetti meno intuitivi da tenere in considerazione:

  • Cambiamenti frequenti – chi cambia azienda mediamente ogni 2-3 anni può aver sperimentato una certa perplessità da parte dell’intervistatore durante i colloqui di lavoro. Il motivo è che investire su un lavoratore è onere importante per l’azienda, e l’idea di vederlo poi scappar via prematuramente è da incubo. Al contempo però, il mercato del lavoro è così instabile da incentivare cambiamenti frequenti. Come arginare il problema? Un buon metodo è evidenziare le nuove competenze acquisite nei vari contesti aziendali e i risultati ottenuti, di modo da creare delle interessanti aspettative nell’interlocutore.
  • Lunghi periodi di inattività – Quasi mai restar senza lavoro è una scelta del lavoratore, e tanto meno lo è cercarlo per mesi senza trovarlo. Purtroppo però una parentesi d’inattività di svariati mesi non giova al cv, attivando nel selezionatore o nell’azienda una sensazione scarsa appetibilità. Il circolo vizioso che ne nasce è terribile e facilmente immaginabile man mano che il periodo d’inattività si allunga. Su cosa far leva per cercare di ottimizzare le proprie chance? Il modo migliore è sfruttare il canale delle referenze, aumentando quindi il senso di fiducia ed evitando quindi il processo di selezione tout court.
  • Qualifiche – Arricchire il proprio CV è tentazione forte, ma è al contempo un’arma a doppio taglio, portando i selezionatori a crearsi un’immagine distorta del candidato. Da lì a credere che sia sovradimensionato per l’azienda il passo è breve. Molto meglio allegare una lettera di referenze in cui spiegare su quali competenze si farà affidamento per completare con successo i compiti tipici della mansione.

di Marco Garbin

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