Dalla multinazionale alla famiglia che l’aveva fondata nel 1963

Era uno dei negozi storici di Mestre, dal 1963 apparteneva alla stessa famiglia che adesso se ne riappropria.È un segnale, piccolo ma non isolato, che a Mestre forse qualcosa sta cambiando. Si parla di tutelare i piccoli imprenditori e i commercianti e anche stavolta Davide batte Golia. Le multinazionali avevano inglobato tutto ma stavolta è costretta a cedere e la profumeria torna nelle mani di chi l’aveva aperta. «Quando in città sono calate le multinazionali e i giganti della distribuzione noi commercianti locali ci siamo spaventati e molti hanno chiuso, ceduto gli spazi». A parlare è Enzo Gecherle, titolare della profumeria, figlio di Gabriella che inaugurò l’attività nel 1963. La stessa famiglia Gecherle cedette alla catena francese Marionnaud, e un po’ alla volta il centro cittadino si è trasformato nella vetrina dei grandi marchi del consumo di massa, dimenticando qualità e originalità. Mestre, già allo stremo delle forze per la chiusura delle fabbriche di Porto Marghera con buona parte della classe media a spasso e ormai ingolfata dai grandi centri commerciali, si è impoverita anche di proposte commerciali ed è diventata sempre meno attraente. Risultato? la gente di Mestre abbandona il centro e si sposta, ad esempio, nel miranese. Mesi fa Marionnaud ha ristrutturato la propria presenza a Mestre, tenendosi solo il negozio in via Allegri e chiudendo in Riviera XX Settembre. Lì Gabriella aveva mantenuto l’attività di estetica a fianco della profumeria, e il figlio Enzo a 60 anni di età ha deciso di sfidare la nomea di Mestre e, assieme alla moglie Cinzia e a due delle tre commesse storiche del negozio ha riaperto. Niente profumi industriali, solo prodotti artigianali soprattutto francesi e inglesi (Diptyque, Penhaligon, Annick Goutal), e una sfida a una città dove il reddito da

risparmio è superiore alla media nazionale. «I soldi ci sono ma mancano realtà originali e attraenti per chi può spendere – sottolinea Enzo Gecherle – e le grosse catene non sono in grado di dare tutte le risposte».

Di Giacomo Costa

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