Dalla penna al mouse

Come stanno cambiando il giornalismo, la comunicazione ed il modo di fare lobby nell’era di internet e dei social network? Confcommercio Veneto ha provato a dare una risposta ai propri iscritti ed agli stessi operatori dell’informazione organizzando al Novotel di Mestre una giornata di formazione e di dibattito alla quale hanno partecipato come relatori, esperti di comunicazione ed il direttore del Gazzettino, Roberto Papetti. Il punto di partenza ineludibile della discussione è stata l’analisi del ruolo della rete quale mezzo di comunicazione in grado di svelare e veicolare informazioni sui gusti e sulla vita privata delle persone e capace di stimolare l’emotività ed i sentimenti, più che la ragione degli utenti che vi navigano quotidianamente. Quella rete – è stato osservato – che oggi dà più importanza alla visibilità ed alla popolarità, piuttosto che alla competenza ed all’autorevolezza delle persone che la utilizzano per comunicare con il mondo.

«La rete semplifica e serve per cercare più una conferma delle nostre convinzioni piuttosto che un confronto costruttivo con chi la pensa in maniera diversa da noi – ha chiarito Stefano Epifani, presidente di Digital Transformation Institute – e questo è funzionale a prolungare la permanenza nei social network, che hanno l’obiettivo di targettizzare la pubblicità».

Il dibattito si è poi focalizzato sul mercato della comunicazione, sul ruolo del giornalista e su come, nell’era di Facebook e di Twitter, delle fake news e del brand journalism, sia sempre più importante la verifica dell’attendibilità delle fonti. «Rispetto al passato, oggi il senso del nostro lavoro è molto cambiato – ha spiegato Roberto Papetti – perché il circuito della diffusione della notizia si è capovolto. Una volta era il lettore a cercare l’informazione mentre oggi sono le notizie ad inseguire il lettore, per questo il compito del giornalista deve essere quello di fare una scelta e stabilire una gerarchia delle notizie più importanti. Non dobbiamo essere autoreferenziali – ha sottolineato Papetti – ma credo che la carta stampata conservi ancora un’autorevolezza che gli altri strumenti di comunicazione non hanno e infatti se i social network possono influenzare l’opinione pubblica, è ancora la carta stampata a indirizzare le decisioni di ministri o assessori».

A.V.