Europass si, Europass no…

L’entrata in Europa, tra le tante cose più o meno apprezzate, ha portato in dote anche “il Curriculum Vitae”, l’Europass, proposto ormai 15 anni fa come modello unico per uniformare le centinaia di stili diversi che pullulavano nelle banche dati dei recruiter dell’UE.
Ma da subito i pareri sono stati contrastanti sul supremo modello dei C.V., e non tanto per la sua grafica che definire “poco accattivante” e’ un complimento.
Il C.V. Europass infatti, in moltissimi casi si rivela addirittura disfunzionale, specialmente per chi ha approcciato il mercato del lavoro dal 2005 in poi.
Da quella data in poi infatti e’ aumentato vertiginosamente (un po’ come oggi) l’utilizzo di lavoratori in missione temporanea attraverso le agenzie di somministrazione del personale, e non è raro per un recruiter ricevere C.V. deliranti, composti da 7-8 pagine di esperienze lavorative della durata di 5-10 giorni ciascuna (se non meno).
E se tanta rigidità nel compilare un C.V. può sembrare eccessiva, c’e’ pur da ammettere che l’Europass non valorizza di certo creatività e personalità.
La prima infatti viene imbrigliata in un rigidissimo formato a colonne che sa tanto da schedario. La seconda viene relegata nelle ultime pagine del C.V., ed è a mio avviso l’aspetto più grave.
Le competenze personali ultime infatti sono ciò che realmente possono rappresentare la carta vincente nel processo di selezione, tanto che nei classici C.V. utilizzati nel mondo sono ben in evidenza in posizione iniziale.
Che fare allora? Distinguersi, descriversi, risaltare dando sfogo alla propria personalità, tenendo da parte un Europass da sfoderare ma solo se espressamente richiesto.

Marco Garbin