Federalismo e Centralismo

Una questione delicata.

Dall’autunno del 2011 con l’inizio dei c.d. Governi tecnici non si parla più di autonomie e di federalismo; una grande battaglia iniziata vent’anni prima si è spenta, travolta dalla crisi economica, dall’emergenza, dal debito pubblico, dal declino italiano, ……..Ogni motivo è stato utile non solo per cancellare quei pochi e faticosi risultati che si erano conseguiti, ma anche per porre le basi di un neocentralismo che tutto dovrebbe rimediare e risolvere, grazie anche ad una nuova Costituzione che sul centralismo pone le sue vere basi. Ma sarà vero?

I risultati ad oggi dimostrano l’opposto: l’Italia cresce meno di ogni altra economia europea e del mondo fatta eccezione della Grecia; il debito pubblico è aumentato a ritmi sempre più veloci proprio da quel fatidico autunno 2011; le speranze in un futuro migliore diminuiscono proporzionalmente alle ormai famose luci in fondo al tunnel tanto sbandierate dagli Governi. D’altra parte come si può pensare che accentrare i poteri a favore dei Ministeri e togliendoli agli Enti locali possano migliorare la situazione se proprio quei Ministeri hanno portato l’Italia alla drammatica situazione in cui si trova oggi? E come si può pensare che il centralismo risolva i problemi se, come vedremo poi, tutti i Paesi a struttura federale hanno dimostrato e stanno dimostrando le migliori performances a livello mondiale ed europeo? Inoltre, come possiamo pensare ad una rinascita del Paese se l’imposizione fiscale soffoca e continua a soffocare le attività d’impresa che sono le vere creatrici di ricchezza e di posti di lavoro?

Partendo dalle tasse mi riesce facile analizzare il caso Veneto, Regione italiana ed europea dove con particolare forza l’imposizione fiscale viene spesso percepita non come un normale contributo al bene comune da parte del cittadino per ottenere in seguito servizi e infrastrutture da parte del sistema pubblico, ma come una limitazione allo sviluppo, alla giustizia, all’efficienza e, quindi, alla libertà.

L’esperienza veneta non è di poco conto: questa vivace e produttiva Regione europea conta ben 5 milioni di abitanti, quasi 500.000 imprese, un alto tasso di produttività e di reddito, un’occupazione e un benessere importanti; ma soprattutto essa, considerando il PIL, è più grande di ben 10 Stati membri dell’UE. Le molte istanze federaliste e, oggi sempre più, indipendentiste, sono dunque ben giustificate nell’ambito europeo, dalle dimensioni, dalla qualità, dal livello culturale e dalla storia che la ex Serenissima possiede.

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Le recenti crisi economiche hanno bloccato questa crescita e messo in evidenza gli effetti deleteri dell’eccessiva imposizione fiscale sulla competitività e il benessere. Tutti i Governi dagli anni 2000 in poi e, in particolare, i c.d. Governi tecnici dopo il 2011, dopo e durante le varie crisi economiche hanno ben pensato che la soluzione fosse non la riduzione del prelievo fiscale in modo dare una spinta alla crescita, ma il suo aumento; aumento che ha portato in Veneto ed in Italia livelli di imposizione fiscale fra i più alti del mondo. I risultati sono stati devastanti: non solo è stata bloccata la crescita del PIL mediamente sempre vicina allo zero, non solo sono stati effettuati tagli lineari e indiscriminati nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni locali e regionali con l’effetto di punire allo stesso modo quelle virtuose come quelle sprecone, ma, soprattutto, si sono avuti aumenti record del debito pubblico peggiori di quelli causati da una guerra (nell’agosto del 2011 il debito pubblico era di 1840 mrd di euro, nel 2016 dopo cinque anni solo di ben 2250, il 135% del Pil). In  modi spesso goffi i vari Governi tecnici hanno accusato di ogni male e di ogni spreco le Regioni  e senza distinguere chi risparmiava da chi sprecava, ma in maniera di poter realizzare un accentramento che non ha avuto luogo nemmeno in epoca di dittatura; se guardiamo infatti il livello di accentramento fiscale (riforme degli anni ’70) seguito al timido tentativo del c.d. federalismo fiscale (anni 2000) cui è arrivato il Paese si può capire come ogni possibilità di responsabilizzare gli Enti locali attraverso il collegamento fra la tassa locale e la prestazione verso il cittadino sia stato completamento eliminato.

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Pertanto ci si è trovati non solo davanti ad aumenti record del livello di imposizione fiscale, ma anche ad un sistema talmente accentrato che ogni qualsiasi libertà di gestione delle risorse pubbliche è stata tolta agli enti locali e regionali; i quali, a ben vedere, hanno minime colpe rispetto al tanto temuto aumento del debito pubblico che, come si evince dalla tabella qui sopra, è quasi esclusivamente causato dagli Enti statali centrali.

La mancanza di libertà dovuta all’eccesso di imposizione fiscale e al suo accentramento (quantità e qualità dell’imposizione fiscale) non tocca pertanto solo il sistema delle imprese e dei cittadini, ma anche gli stessi Enti pubblici locali e regionali.

Ma c’è un ulteriore caratteristica tutta italiana per dimensioni che aggrava il quadro già drammatico appena delineato: il residuo fiscale. Esso è quella parte di tasse che, prelevate all’interno di un’area regionale, non viene utilizzata per dare servizi e infrastrutture in quell’area, ma viene trasferita in altre regioni. Ovviamente ciò avviene in tutte le parti del mondo per attuare le politiche di coesione e di solidarietà, ma non nelle dimensioni ciclopiche in cui avviene in Italia. Per dare solo un esempio, in un Paese con forti differenziali di ricchezza come la Germania, il residuo fiscale della ricca Baviera è di circa l’8% del totale delle tasse lì pagate, nel caso del Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna si arriva a superare il 30%. Un suicidio, perché cosi facendo si tagliano le gambe alle produttive imprese di queste aree e si impedisce, come sta avvenendo, che esse possano continuare ad aiutare le arre più deboli del Paese.

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Ma tutto questo è ancor più aggravato dai differenziali di evasione fiscale che, in Italia, sono altissimi (vedasi slide 14); in pratica, più una Regione evade, più quella Regione ottiene risorse fiscali (il residuo fiscale) dalle altre Regioni. Possiamo quindi affermare che il sistema di redistribuzione delle risorse fiscali in Italia è particolarmente ingiusto e tende a premiare chi delinque rispetto a chi produce e aiuta lo sviluppo. Questo cocktail micidiale è la principale causa dei danni economici e, attenzione, soprattutto morali in Italia; è la principale causa per cui il sistema fiscale viene considerato una forte limitazione delle libertà di decisione e di realizzazione di ogni forma di attività da parte dei cittadini delle aree più virtuose come il Veneto.

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Ecco perché l’unica strada per rimediare a questi atavici mali italiani non può che essere quella del federalismo, quella cioè della responsabilizzazione dei livelli locali di governo e delle comunità che vi appartengono. Con effetti che, prendendo l’esempio di Paesi che federali lo sono veramente, sono incredibilmente positivi. Come si può vedere dalla slide 18, l’indice di efficienza e di costo delle Pubbliche Amministrazioni nei Paesi federali è anche di tre volte migliore di quello dei Paesi accentrati come l’Italia! Eh già, dei Paesi accentrati, perché l’Italia, nonostante le critiche al timido federalismo che si è costruito negli anni 2000, non è mai stato un Paese federale, bensì con un timido decentramento, ma una grande confusione  di competenze fra i vari livelli di governo.

Abbiamo voluto anche capire cosa potrebbe succedere in caso di attuazione del c.d. federalismo differenziato in Veneto cosi come previsto dalla nostra Costituzione e mai attuato; i risultati statistici sono impressionanti. Il Veneto potrebbe avere un aumento del PIL anche del 12% e conseguentemente trascinare verso lo sviluppo il resto del Paese. Immaginiamo poi se ciò avvenisse anche in Lombardia ed Emilia Romagna! La riforma di recente approvata dal Governo Renzi va invece nella direzione opposta, rischiando addirittura di accentrare anche la Sanità, con danni devastanti per le Regioni più virtuose.

di Gian Angelo Bellati

Segretario generale Unioncamere-Eurosportello Veneto

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