Il futuro di Debora Serracchiani appeso al referendum il cui esito potrebbe incidire sulla regione

Forze politiche in attesa del Referendum per muoversi in vista del 2018

La politica in Friuli Venezia Giulia si è già messa in moto in vista delle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale che si terranno nella primavera del 2018. La sensazione che si ha comunque è che a fare da spartiacque sarà inevitabilmente l’esito del referendum, se non altro per dire quale potrà essere realmente il futuro dell’attuale presidente Debora Serracchiani, peraltro vice di Matteo Renzi nella segreteria del Pd. Il fatto che lei si sia fortemente impegnata in questo ultimo periodo nella campagna referendaria, con frequenti apparizione televisive, se da un lato ha sollevato forti critiche in ambito regionale dai partiti di opposizione oltre che da alcuni esponenti dello stesso Pd, che l’accusano proprio di frequentare troppo gli ambienti romani, dall’altro le è probabilmente servito per “riguadagnare punti” nei confronti dello stesso Renzi dopo che ne aveva persi parecchi a seguito della doppia sconfitta subita dal centrosinistra alle amministrative di Trieste e Pordenone. Ora quindi l’attenzione è decisamente rivolta allo scenario che ci sarà conseguentemente all’esito del referendum e alla possibile eventualità che si vada ad elezioni anticipate, ipotesi che, a dire il vero, ambienti romani più vicini al Presidente del Consiglio attualmente smentiscono. E’ vero anche che prevalendo il SI ci si troverebbe in una situazione alquanto anomala con un Senato di fatto “liquidato” e i Senatori impegnati a cercarsi i posti per tornare in Parlamento nelle liste per la Camera, per cui inevitabilmente si creerebbero frizioni e tensioni tali non solo tra i parlamentari quanto all’interno degli stessi gruppi e ciò potrebbe anche determinare fibrillazioni tali da provocare scossoni in quello che oggi il “ramo parlamentare” più debole per la maggioranza che sostiene Matteo Renzi. Di conseguenza quest’ultimo, per evitare rovinose e pericolose cadute, potrebbe essere indotto proprio a far sì che si vada al voto, una volta fatta la legge elettorale definitiva, prima della scadenza e a quel punto la ricadute in Friuli Venezia Giulia potrebbero essere inevitabili se, appunto, Debora Serracchiani dovesse tentare il salto nella Capitale, con l’altrettanto inevitabile scioglimento anticipato anche della legislatura regionale. Diverso invece sarebbe se la vicesegretaria del Pd dovesse rimanere al suo posto, lasciando ad altri le opzioni romane, primo fra tutti a Sergio Bolzonello il quale, forte del suo stretto rapporto con Matteo Renzi, potrebbe essere tentato di guadagnarsi un seggio parlamentare, anche perchè pare che sia stanco dell’intenso impegno provocatogli dal ruolo di vicepresidente e assessore alle attività economiche e, soprattutto, una sua candidatura alla presidenza della regione, qualora non ci fosse la Serracchiani, sarebbe tutt’altro che scontata, se non altro perchè non gradito a buona parte del Pd che non gli fà sconti sul suo passato e i suoi trascorsi di esponente del partito liberale. E’ un dato certo comunque che se Bolzonello dovesse candidarsi alle politiche ciò non avrebbe (diversamente da quanto succederebbe se dovesse candidarsi la Serracchiani) conseguenze sulla giunta e su un eventuale ricorso ad elezioni anticipate, mentre sarebbe tutto uno scenario da costruire qualora, come probabilmente sarà, non ci dovessero essere prima del 2018 le politiche e quindi anche in Fvg si andrebbe alla scadenza naturale. E cosa succederà nel 2018 è tutto da definire, non tanto per il centrosinistra, se Debora Serracchiani dovesse decidere di ricandidarsi, quanto invece nel centrodestra laddove le carte sono alquanto sparigliate e potrebbero esserlo ancora di più proprio dopo l’esito del referendum, se non subito ma in tempi brevi. C’è chi dice infatti che l’attuale capogruppo Ncd in consiglio regionale Alessandro Colautti, già uomo forte del Psi nella prima repubblica e poi di Forza Italia nella seconda, sarebbe smanioso di entrare in giunta in quanto non gradirebbe più di starsene all’opposizione (ciò anche in una prospettiva futura) e a fargli posto potrebbe essere l’attuale assessore al lavoro Sara Vito, esponente della sinistra del Pd che però già ha recentemente indebolito l’appoggio alla maggioranza e che, nel caso di un possibile avvicendamento, potrebbe accentuare la sua posizione critica nei confronti della giunta, soprattutto relativamente al versante ambientale. Al momento, comunque, sono tutti gossip di palazzo, ma è fuor di dubbio che qualche manovra sicuramente ci sarà, così come avverrà nel centrodestra dove già si è aperto il confronto soprattutto tra Lega Nord e Forza Italia, con in campo i due possibili candidati per la presidenza ovvero Massimiliano Fedriga e Riccardo Riccardi, e con un Renzo Tondo desideroso più che mai di cercare la rivincita dopo aver perso – a dire il vero solo per proprie colpe – le elezioni nel 2013. In questo contesto si inserisce anche la scadenza riguardante il comune di Udine, pure prevista per il 2018, il cui peso politico è altrettanto rilevante, se non altro perchè è l’unico capoluogo dei quattro rimasto alla guida del centrosinistra. Prima però ci sarà il prossimo anno una verifica con le amministrative a Gorizia dove il centrodestra nel 2007 era riuscito a prevalere sulla sinistra con il forzista Ettore Romoli, il quale però ora non potrà più ricandidarsi avendo fatto due mandati. Al riguardo chi scalpita è il consigliere regionale di FI Rodolfo Ziberna, attuale coordinatore provinciale del partito, sicuramente il più attivo in fatto di interrogazioni e atti ispettivi in regione, tra i vincitori del recente successo a Monfalcone dove l’asse Lega/Fi ha strappato alla sinistra una delle sue storiche roccaforti in Friuli Venezia Giulia.

 

Lucio Leonardelli

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