FVG, PD lacerato con Debora Serrachiani in difficolatà mentre il centrodestra punta alla Regione

Alla fine è andata com’era nelle previsioni della vigilia e i ballottaggi di domenica scorsa in Friuli Venezia Giulia sono stati vinti sia a Monfalcone che a Codroipo dal centrodestra. Nella città isontina a spuntarla è stata la leghista Anna Cisint che s’è presa la rivincita, dopo aver perso 5 annni fa, sull’uscente Silvia Altran del Pd vincendo con un eloquente 62,49% e quasi 3 mila voti di differenza rispetto all’avversaria.

Nel comune dove ha sede la splendida Villa Manin Fabio Marchetti, esponente di Forza Italia, sostenuto da tutte le sigle del centrodestra, è stato riconfermato con il 54,17% superando il candidato del Pd Alberto Soramel.

Ma se per Codroipo non vi è stata alcuna particolare sorpresa dato che Marchetti partiva già in vantaggio ancora nella fase pre-elettorale, godendo infatti di un discreto “appeal”, il dato politico di maggior rilievo è senza dubbio quello di Monfalcone dove la candidata della Lega Nord, su cui avevano confluito tutti i partiti del centrodestra, aveva del resto già rischiato di vincere al primo turno per una manciata in meno rispetto a quelli ottenuti.

La città dei cantieri, dopo 25 anni di ininterrotto governo del centrosinistra (e della sinistra in particolare), ha dunque virato in maniera più che netta sul versante opposto, con un crollo disastroso soprattutto del Pd che, peraltro, va ad aggiungersi a quelli di giugno allorchè il centrodestra vinse sia a Trieste che a Pordenone, capoluoghi entrambi governati dal centrosinistra.

In particolare a Trieste s’era speso notevolmente tutto lo stato maggiore del Pd regionale, a partire da Debora Serracchiani, presidente della regione e vicesegretaria nazionale, per proseguire con il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato e la segretaria regionale Antonella Grim, peraltro pure triestina.

L’unico che aveva lanciato, ma in ritardo, segnali d’allarme era stato il senatore Francesco Russo che vanamente ntentò di evitare la ricandidatura di Roberto Cosolini puntando in extremis sulle primarie, tant’è che poi vinse alla grande il già sindaco Roberto Dipiazza che riuscì nell’impresa di ricompattare l’intero centrodestra, Ncd compreso. “Il problema – dice ora Russo – è che il partito senbra aver perso il contatto con i cittadini di questa regione e dobbiamo fare autocritica, soprattutto in merito ad alcune riforme regionali che forse non sono state spiegate o non sono state capite.

Credo che il rimedio – aggiunge il senatore del Pd – non sia ora quello di litigare ma fare un attento esame al nostro interno e capire realmente i perchè di queste sconfitte che abbiamo subito, considerato che nei primi 9 comuni del Fvg, dai 16 mila abitanti in su, governiamo soltanto a Udine dove si andrà a votare nel 2018 assieme alle regionali. Senza dimenticarci che il prossimo anno avremo Gorizia e altri comuni importanti dove si andrà a votare per cui è chiaro che o cambiamo marcia oppure rischiamo altri rovesci”.

Un’analisi dura e cruda che fa capire l’aria che tira all’interno del Pd dove c’è chi come il senatore Lodovico Sonego ha richiesto nuovamente le dimissioni della segretaria regionale (la quale pare abbia intenzione di prenderle in esame eventualmente dopo il referendum del 4 dicembre), mentre sono in molti coloro che criticano a più riprese Debora Serracchiani, non più osannata come un tempo, soprattutto per le sue troppe presenze a Roma a discapito della regione, oltre che per non aver più di tanto sostenuto nè la candidata di Pordenone, tentando di mettere in difficoltà il vicepresidente della regione Sergio Bolzonello, nè quella di Monfalcone, “rea”, a quanto pare, di non essere renziana.

L’impressione che si ha è che bisognerà comunque attendere l’esito del referendum per capire cosa succederà all’interno di un centrosinistra lacerato e confuso, al cui interno intanto cerca di farsi strada il rettore dell’Università di Udine Alberto De Toni che, dopo essere stato visto alla Leopolda, da tanti viene indicato tra i papabili qualora Debora Serracchiani decidesse di tentare il salto a Roma con le politiche piùttosto che ricandidarsi alla guida della regione.

Nel centrodestra intanto si gongola alla luce delle recenti vittorie, con la consapevolezza, come detto da Rodolfo Ziberna, consigliere regionale e coordinatore provinciale di Gorizia di FI, “che se stiamo tutti uniti possiamo vincere anche in regione”. Non è tutto oro quello che luccica però in quanto il problema sarà la scelta del candidato giusto in quanto, archiviata a quanto pare l’ipotesi del presidente delle cooperative Sergio Bini, a giocarsi la partita sembrano essere soprattutto l’attuale capogruppo in regione di FI Riccardo Riccardi e il segretario regionale, nonchè capogruppo alla Camera della Lega Massimiliano Fedriga, anche se più di qualcuno sostiene che l’esponente leghista potrebbe anche fare un passo indietro per tentare di rimanere in ambito romano.

“Pur considerato che ogni elezione fa storia a sé – sottolinea Gianfranco Moretton, già uomo forte del Pd e vicepresidente della regione con Riccardo Illy, attualmente, come lui si definisce, libero pensatore – è ovvio però che il centro-destra deve continuare a viaggiare unito se vuole ripetere i successi delle ultime due competizioni.
Se così sarà, per il centro-sinistra regionale non sarà più possibile recuperare sentita la difesa del Pd regionale: “non abbiamo spiegato bene le nostre riforme”. Accidenti, se dovessero spiegare bene la riforma delle Uti e della sanità, perderebbero un altro 10%.
In realtà la situazione è così compromessa per il Pd che si tratta solo di capire quanto perderanno.

E cioè se perderanno in modo dignitoso o se saranno distrutti come accaduto per Monfalcone. Il dato di fatto – aggiunge – è che i risultati elettorali affermano che Debora Serracchiani è politicamente morta. E lo dimostra di essere rassegnata anche quando dice pensiamo solo al referendum del 4 dicembre, nascondendo l’esito delle amministrative.
Ora invece, a mio avviso,  è necessario – afferma – pensare a come affrontare le emergenze della società regionale che sono tali da aver bisogno di gente preparata che dimostri di saper amministrare, diversamente dagli attuali governanti regionali.”

Lucio Leonardelli