In Fvg sempre aperto il dibattito per la costituzione di un’unica CCIA Regionale

La Camera di Commercio di Pordenone guarda al Veneto e si schiera per un ente unico regionale, escludendo alleanze con la sola “consorella” di Udine. Dopo le precedenti prese di posizione a favore di possibili aggregazioni extraregionali con Venezia/Rovigo ora l’ente camerale pordenonese sta seriamente valutando l’ipotesi di collaborazioni con la confinante Camera di Treviso/Belluno. L’intenzione, già emersa in una riunione della giunta nei giorni scorsi, è stata espressa ufficialmente in questi giorni dal presidente Giovanni Pavan (peraltro attuale presidente di Unioncamere Fvg) a Ivan Lobello, presidente nazionale di Unioncamere che a Pordenone ha incontrato i vertici della CCIAA per un aggiornamento e un approfondimento sul ridisegno della riforma del sistema camerale e un breve “focus” sulla situazione regionale. Proprio da questo punto di vista Pavan, ha ribadito a Lobello la posizione dell’esecutivo “rafforzata – ha detto – da uno studio commissionato a Ernst&Young che ha evidenziato, quale best scenario per il territorio e le imprese pordenonesi, la creazione di una camera unica regionale o, in subordine, la fusione con la costituita camera di Trieste-Gorizia”. Pavan ha anche spiegato a Lobello che nel frattempo, considerate le analogie del tessuto produttivo con la confinante Camera di Treviso-Belluno, parimenti evidenziate dallo stesso studio, sono stati avviati contatti estremamente concreti di collaborazione. Lobello, che ha spiegato ai rappresentanti la Giunta la genesi della riforma, sottolineando il mutato clima creatosi con la Presidenza del Consiglio dopo il suo insediamento, avvenuto a luglio 2015, si è limitato a prendere atto sia della posizione della Giunta pordenonese sia delle risultanze dello studio, riservandosi ogni altra valutazione. Il presidente di Unindustria Pordenone Michelangelo Agrusti, con la sua solita determinazione, ha comunque voluto rimarcare che ” la Camera di Commercio non accetta che siano i genitori a decidere con chi ci si debba sposare, questa questione per noi è fondamentale. Non abbiamo nulla contro Udine ma la questione dell’equilibrio consolida il rapporto. La scarsa lungimiranza di chi vuole esercitare forza piuttosto che intelligenza ci porta a questa situazione”. La questione dunque rimane totalmente aperta, tenuto appunto conto della “non volontà” di Pordenone di aggregarsi alla CCIAA di Udine, tenuto conto che quella della Destra Tagliamento, alla luce della riforma del sistema, non ha i numeri, diversamente da quella udinese, per poter rimanere da sola. Nel frattempo Trieste e Gorizia hanno portato proprio di recente a termine il processo di fusione dando vita ad un solo ente camerale che ha nominato quale primo presidente Antonio Paoletti che prima reggeva le sorti della Camera triestina. Un iter che è stato portato avanti per un anno e che ora si è concretizzato a tutti gli effetti, con la soddisfazione della presidente della regione Fvg Debora Serracchiani la quale, nel bocciare l’ipotesi di un “asse” tra la CCIAA di Pordenone con la neonata di Trieste/Gorizia (bypassando quindi Udine), ha rilanciato l’ipotesi di un unico ente camerale a livello regionale. “Il mio – ha dichiarato – è solamente un auspicio non avendo la regione competenze dirette a questo proposito, ma credo che la piattaforma unica portuale che vede integrati gli scali di Monfalcone e Trieste, gli accordi per i traffici marittimi con l’Iran e il trattato bilaterale tra la regione e la Baviera, ovvero i nuovi strumenti che il Fvg ha saputo dotarsi per vincere le sfide complesse che dobbiamo affrontare nei prossimi anni possano essere anche gli elementi necessari per far comprendere che in questa visione si colloca anche l’obiettivo di un’unica CCIAA che potrebbe dare risposte più univoche e più integrate al mondo delle imprese e dell’economia della regione”. Sullo sfondo resta, dunque, il “duello” a distanza tra Pordenone e Udine, tenendo conto che il capoluogo della Destra Tagliamento non avrebbe alcuna voglia di farsi “risucchiare” dagli udinesi in un progetto di integrazione che le stesse categorie economiche pordenonesi, da quanto più volte dichiarato, non vedono di buon occhio. Dal canto suo il presidente dell’ente di Udine Giovanni Da Pozzo, membro della giunta nazionale di Unioncamere, se ne sta a guardare, “considerando – dice – che una soluzione prima o poi la si dovrà trovare”. “Pensare ad ipotesi extraregionali – aggiunge – non ha alcun senso e di certo hanno oggettive difficoltà di realizzazione per cui Pordenone deve prima o poi fare la sua scelta e noi, se ritengono, siamo qua, ma il passo lo devono fare loro”.

di Lucio Leonardelli