“Giochi” assassini

Una bambina che torna da scuola sconvolta da Charlie Charlie, uno di quei giochetti a sfondo spiritico che spopolano tra i giovanissimi. Nella casa-famiglia delle terraferma veneziana che la ospita altri si spaventano per presunti eventi misteriosi: porte che si muovono, rumori strani e altre immaginazioni. Un’educatrice, in particolare, invita la piccola a pregare e si rivolge pure a un esorcista. Risultato: la fondazione religiosa che gestisce la comunità lascia a casa la dipendente. Un licenziamento per giusta causa soprannaturale, si potrebbe definire, che ora sarà impugnato. Di certo una storia tutta da raccontare – tra mode giovanili, ragazzini in difficoltà, ipotetici fantasmi – che sta coinvolgendo l’Opera Santa Maria della Carità, storica fondazione della diocesi veneziana che gestisce svariati servizi sul fronte sanitario e sociale.

Tra questi anche le case-famiglie dove vengono accolti i minori allontanati da famiglie difficili. Qui lavorava, ormai da quattro anni, C. R., un curriculum con tre lauree, una qualifica di assistente sociale, una gran passione per i più piccoli in difficoltà. Tra gli ospiti una ragazzina che, poco prima di Natale, scopre dai compagni di classe Charlie Charlie e si lascia impressionare. Un giochetto, rilanciato da tanti siti, che simula una sorta di seduta spiritica. Basta un foglio di carta, due matite incrociate, una sull’altra, che muovendosi dovrebbero indicare le risposte dello spirito evocato. Dalla paura, la ragazzina non riesce a dormire, gli educatori si preoccupano. E, da quel momento, secondo il racconto di C. R., nella casa accadono fatti misteriosi.

L’educatrice cerca di tranquillizzare la bambina facendole recitare le preghiere, consegnandole santini e croci di San Benedetto. «Rituali», secondo la Fondazione, per allontanare una «presenza maligna». L’interessata nega di aver mai «concluso che la ragazzina fosse posseduta». Versioni opposte anche sull’intervento del sacerdote, esperto in esorcismi. C. R. sostiene di averlo chiamato d’accordo con i colleghi, per un consiglio. Secondo la Fondazione avrebbe agito da sola.

Versioni opposte che si riflettono nella contestazione che, a fine gennaio, la Fondazione muove a C. R. e nelle successive controdeduzioni dell’interessata. La Fondazione l’accusa di «non aver dato alla bambina delle spiegazioni di natura razionale ai dubbi che il gioco stava alimentando, al contrario di aver fornito spiegazioni di natura soprannaturale che avrebbero alimentato ulteriori inquietudini». «Un comportamento educativo non corretto e coerente con le linee educative della comunità – recita la lettera di licenziamento – potenzialmente foriero di conseguenze negative sulla psiche della nostra piccola ospite». Un licenziamento che ora sarà impugnato. «Mia figlia è rimasta profondamente turbata da questa vicenda – riferisce il padre, avvocato – amava il suo lavoro, era affezionatissima ai bambini. È un’ingiustizia».

Del caso, senza riferimenti alla Fondazione veneziana, aveva scritto nei giorni scorsi anche il blog di David Murgia, il giornalista di Tv2000, l’emittente della Cei, ironizzado sul «diacono» che licenzia l’educatrice «perché crede al diavolo e recita le preghiere». Il diacono è il dottor Gianfranco Fiorin, presidente dell’Opera Santa Maria della Carità: «La contestazione non riguarda in alcun modo elementi legati al Catechismo e alla dottrina della fede cattolica ma, piuttosto, le specifiche modalità dell’intervento educativo messo in atto in quel contesto delicato, per i soggetti coinvolti, e che richiede perciò massima attenzione e rispetto delle linee educative assunte dalla comunità». Questione delicata, certo, di cui si dovrà occupare il giudice del lavoro.

Giuliana Lucca