Il Cittadino

Il Preside non autorizza l’incontro Vescovo – scuola: è polemica

Il Dirigente Scolastico: «la Scuola pubblica è laica»; il Vescovo: «presidi microcefali»

Porto Tolle. “Libera Scuola in libero Stato”, si potrebbe dire parafrasando la nota espressione “libera Chiesa in libero Stato”, coniata per la prima volta dal giornalista, storico e filosofo francese Charles De Montalbert ed utilizzata in Italia da Camillo Benso, Conte di Cavour.

Questo pare infatti essere il principio cui si è ispirato Fabio Cusin, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Porto Tolle e dell’Istituto Comprensivo Rovigo 3, ritenendo «inopportuna» la visita di Monsignor Adriano Tessarollo, vescovo di Chioggia e del Delta, presso la scuola di Porto Tolle che dirige.

Il caso ha suscitato e continua a suscitare parecchie polemiche nella Provincia di Rovigo e in Regione.

La storia

Cusin, preside di lungo corso con tanti anni di dirigenza alle spalle, ha motivato la sua scelta attraverso una lettera aperta pubblicata qualche giorno fa sul quotidiano La Voce di Rovigo: «essendo la Scuola laica – spiega il dirigente scolastico – ritenevo inopportuna la presenza di un rappresentante di una confessione religiosa, seppur largamente maggioritaria, come la Religione Cattolica, a meno che non fosse prevista una specifica attività didattica che lo richiedesse, nel rispetto del pieno pluralismo delle idee».

Cusin illustra chiaramente le ragioni che hanno determinato la sua scelta: «Lo Stato Italiano e gli Istituti scolastici pubblici – amministrazioni autonome dello stesso – spiega – sono laici e aconfessionali». Il Preside lo ricava da alcune disposizioni della Carta Costituzionale, come l’Art. 7, secondo cui “Lo Stato e la Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” e l’Art. 8, secondo cui “Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla Legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi con propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”. «La Scuola, inoltre, – continua il Direttore – garantisce l’IRC (Insegnamento Religione Cattolica) così come fa con l’italiano e la matematica, in ottemperanza alla sua missione educativa: in ciò si esaurisce il rapporto tra Scuola Pubblica e Chiesa Cattolica».

L’esperienza

Secondo il Preside, ancora, le lezioni di Storia e Letteratura sarebbero sufficienti a garantire agli studenti idonei strumenti critici di indagine al fine di acquisire la propria identità personale e religiosa. A detta di Cusin i già molti incontri fissati in calendario tra il Vescovo e la cittadinanza sarebbero stati in grado di soddisfare la necessità di dialogo e condivisione fra Chiesa e Cittadini – tra cui anche gli studenti –: pertanto, chi avesse voluto incontrare il Vescovo ne avrebbe avuto la possibilità, senza la necessità di organizzare incontri anche a scuola. Al limite, secondo il Direttore, la presenza del Vescovo potrebbe essere tollerata in occasione di «un dialogo inter-religioso o un dibattito sulla fede»: solamente, cioè, contemporaneamente con rappresentanti di altre fedi. «Ho quasi 57 anni, 25 di insegnamento e 6 di dirigenza», conclude lapidariamente Cusin: «Mai visto un Vescovo nelle mie scuole».

La risposta

Monsignor Tessarello, dal canto suo, non pare aver un buon rapporto con i Dirigenti scolastici di idee vicine a quelle di Cusin: in relazione alla questione della possibile eliminazione del presepe nelle scuole durante le festività natalizie appena trascorse, li aveva definiti «microcefali». Con riferimento, poi, alla decisione di Cusin di non ammetterlo a colloquio con gli studenti, ha dichiarato: «non mi era mai successo, mica faccio proselitismo, il mio è solo un dialogo aperto con le altre istituzioni del territorio. Ma che razza di idea hanno dell’inclusione?»

La polemica, i contro

La posizione netta e rigida di Cusin ha suscitato numerose polemiche non solo nel Comune interessato, ma anche in Regione.

«Una scelta assurda, illogica, figlia di un laicismo estremo e fazioso»: è la dura critica di Elena Donazzan, assessore all’Istruzione del Veneto. «Questo Dirigente scolastico – ritiene – ha arbitrariamente imposto la propria posizione, estromettendo dalla scuola pubblica un alto rappresentante della Chiesa Cattolica: non sono state consultate le famiglie e non è stato valutato, nel complesso, cos’era più giusto per i giovani studenti. La scuola è laica, certo, ma anche radicata al territorio, alla sua storia e alle sue tradizioni. Il Vescovo non veniva certo per procacciare nuovi fedeli, o discriminare altre religioni: le visite pastorali servono per raccogliere le necessità di un territorio e metterle al centro dell’azione della Diocesi». L’assessore auspica che «questo Dirigente scolastico torni presto sui suoi passi, rimediando all’errore commesso promuovendo nuove occasioni di incontro». La Donazzan ha inoltre espresso la sua vicinanza a Monsignor Tessarollo con una lettera in cui ha sottolineato con preoccupazione come «le ostilità nei confronti di chi rappresenta la Chiesa e la sua tradizione non sono infrequenti, seppur purtroppo poco stigmatizzate».

Sulla stessa linea si pone anche il Presidente del Consiglio Regionale Veneto Roberto Ciambetti (Lega): «Nessuno mette in discussione la laicità della scuola e l’autonomia del dirigente come del corpo insegnante, ma penso che l’incontro con il vescovo fosse un’occasione per l’Istituto Scolastico, un’opportunità».

 

La polemica, i pro

Non mancano, tuttavia, anche le voci a sostegno della scelta del Dirigente.

Sono infatti intervenuti 30 docenti del Liceo Paleocapa di Rovigo che, in una lettera, si definiscono «né di destra né di sinistra, non anticlericali, ma solo sostenitori dei principi del liberalismo». Per i professori «la visita pastorale in una scola di Stato non ha niente di laico perché è chiaramente un atto di natura confessionale, rientrando nella missione evangelizzatrice cui è preposto il Vescovo».

Dalla parte di Cusin si schiera anche Valter Ciancaglia, segretario provinciale FLC – CGIL, secondo cui «una visita pastorale in una scuola si configura come un atto di giurisdizione e di potestà. Il tratto distintivo della scuola pubblica italiana è che essa è laica e plurale: è una scuola di tutti e per tutti, senza distinzione di razza, di sesso, di genere, di religione».

Si pone a fianco di Cusin anche Anna Avezzù, cittadina di Porto Tolle e per anni insegnante. La Avezzù, avvertendo più vicine le istanze di una scuola pubblica e pluralista, afferma di non poter «condividere le ragioni che alimentano faziosità e toni da scomunica». L’ex insegnante ritiene che la lettera aperta del Dirigente dimostri non una chiusura, ma anzi «un’esplicita disponibilità ad accogliere il vescovo all’interno della collettività scolastica, proprio secondo le regole e le finalità dell’istituzione stessa».

Sulla spinosa questione è intervenuto, cercando di riportare la calma, anche il sindaco di Porto Tolle, Roberto Pizzoli, senza però nascondere la sua opinione: «Io stesso – afferma – mi sono impegnato come sindaco e come genitore, confrontandomi e chiedendo al preside la possibilità di far incontrare gli studenti con il vescovo presso il plesso, poiché ritengo che la scuola debba essere aperta ad ogni soggetto che possa portare un arricchimento culturale agli studenti, ma ho preso atto della decisione con rammarico». In ogni caso, conclude Pizzoli, «Porto Tolle è un paese aperto al confronto ed ospitale oltre che solidale».

La polemica pare non ancora sopita. Lo Stato – lo dice la nostra Costituzione – è laico, e di conseguenza la scuola non può che essere laica. L’istruzione però, pietra angolare della comunità, è anche madre della società civile poiché, veicolando diverse opportunità di interculturalità, dialogo e incontro, fa crescere i nostri figli. È bello pensare che la scuola sia anche laicamente ecumenica, libera di spalancare le sue porte a tutte le istanze di dialogo e arricchimento: provengano esse pure da un rappresentante della Chiesa Cattolica.

Pierfrancesco Divolo

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