Introverso o estroverso?

I lati positivi del restare “nell’ombra”

Le luci della ribalta hanno il loro fascino e, spesso, chi è al centro della scena è agevolato nel cogliere opportunità e stabilire relazioni professionali con maggior velocità.
L’estroverso, a lavoro come nella vita quotidiana, è spesso in prima linea e raccoglie più facilmente consensi.
Ma, come sempre, il giusto non è mai da una parte sola ed entrambe le facce della medaglia hanno la loro bellezza.
Dove eccelle quindi l’introverso?
Naturalmente predisposto all’osservazione attenta, l’introverso è anche tendenzialmente un ottimo ascoltatore. Lavorativamente parlando quindi l’introverso può contare su una visione solitamente più accurata della situazione, frutto di un’analisi completa piuttosto che sull’enfasi della propria opinione.
Meno avvezzo ai rapporti interpersonali, l’introverso focalizza il suo tempo (e le sue soddisfazioni) sul raggiungimento degli obiettivi, abbinando così la qualità alla velocità.
Altra dote universalmente apprezzata è quella di riflettere prima di parlare. L’introverso è campione in questo, a differenza dell’estroverso che spesso si ritrova a mordersi la lingua!
L’arte di riflettere rende l’introverso anche più efficace nei ruoli di coordinamento. A differenza dell’estroverso, che tenderà a mettere le sue esigenze davanti a quelle degli altri, l’introverso cercherà di capire la situazione a 360 gradi e prenderà in considerazione le difficoltà dei propri collaboratori.
Ultimo punto da evidenziare è legato alla qualità delle relazioni che, a dispetto della qualità, l’introverso ama coltivare. Meglio poche ma buone, insomma, permettendo così di far la differenza soprattutto quando serve un aiuto importante.
E dopo questa lettura sono sicuro che guarderete molti vostri colleghi con occhi ben diversi.
Marco Garbin