Ipermercati, bocciato il piano di Bitonci

Il Consiglio di Stato dà torto al Comune: non è possibile limitare numericamente i nuovi insediamenti commerciali

Bocciato dal Consiglio di Stato il Piano del commercio di Massimo Bitonci. Scatta il via libera per i nuovi centri commerciali a Padova. Perché non potrà più essere messo un limite numerico ma ogni richiesta dovrà essere valutata in base alle caratteristiche urbanistiche dell’area interessata. La decisione è stata presa dalla quarta sezione di Palazzo Spada, presieduta dal giudice Vito Poli, lo scorso 25 gennaio, ma è stata pubblicata solo ieri. Ad avere la meglio è stata la San Marco Finanziaria, società che fa capo alla famiglia di armatori Zacchello, difesa dagli amministrativisti Vittorio Domenichelli e Guido Zago.

È proprietaria di un’area di 70 mila metri quadri tra via del Progresso e la tangenziale Est, dove avrebbe dovuto insediarsi un punto vendita del marchio francese di arredamento low cost Conforama.Il niet del Comune, inserito nel Piano del commercio, era stato impugnato al Tar che aveva dato ragione ai privati. Poi Palazzo Moroni (commissario Penta, dopo la caduta di Bitonci) aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato che sembrava dargli ragione concedendo la sospensiva. Ieri però il definitivo ko per il Comune.

A determinarlo un errore madornale: il Piano infatti nel 2015 era stato approvato dalla giunta e non dal consiglio comunale, che è l’unico organo deputato agli atti di natura urbanistica. A nulla è valsa la difesa dell’avvocatura comunale che lo definiva solo un «documento preliminare» senza alcuna «lesività» per i privati.Ma c’è un di più. Il Consiglio di Stato ha sentenziato che non può esserci «programmazione economica» per la grande distribuzione commerciale.

In pratica, alla luce del decreto liberalizzazioni e della direttiva Bolkestein, non è possibile contingentare le grandi strutture di vendita, se non per motivi di carattere urbanistico sulle singole aree. Non può essere posta, come voleva fare Bitonci, una limitazione numerica. Il piano dell’ex sindaco leghista fissava a 14 il numero delle grandi strutture insediabili sul territorio comunale.Gli effetti della sentenza sono chiari: deve essere fatta una valutazione oggettiva su ogni singolo sito.

«Non si tratta di una liberalizzazione generalizzata. Ci possono essere limitazioni urbanistiche ma non quelle astrattamente determinate su basi economiche», spiega l’avvocato Guido Zago. E il progetto della San Marco Finanziaria spa, per di più, ha già ottenuto una valutazione di impatto ambientale positiva da parte della Provincia. In più il Comune non potrà più fare un nuovo Piano, ma dovrà avviare l’iter procedurale di chiunque lo richieda. E nel vecchio Piano di Bitonci c’erano una ventina di società la cui richiesta era stata respinta. Dalle Accierie Venete alla So.Im.Cos, dalla Ifip a Fratelli Lando, dalla Parfin alla Direzionale Est (che chiedeva lo spostamento del Decathlon). Annullata anche la previsione di una grande struttura in via Ticino, negli spazi attualmente occupati dal Centro sociale Pedro e dal “Mappaluna”.

E.P.