Italiani in fuga: quando, dove e perche’?

Le recenti dichiarazioni del Presidente dell’INPS Tito Boeri (<<Non abbiamo bisogno di chiudere le frontiere. Al contrario, è proprio chiudendo le frontiere che rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale>>) hanno rinverdito (come tra l’atro ciclicamente accade) l’argomento “fuga dei cervelli”, facendo emergere risultati sorprendenti.
Il Centro Studi IDOS infatti, in una recente ricerca, ha rilevato che il numero degli “italiani in fuga” nel 2016 e’ piu’ alto rispetto a quello degli stranieri accasatisi sullo stivale. Il numero preciso e’ intorno alle 285 mila unita’. Un nuovo dopoguerra insomma.
Un’emorragia che depaupera quasi 9 miliardi di euro investiti per la formazione dei nostri connazionali con la valigia in mano che, in 2 casi su 3, non fa ritorno in patria.
Ma quali sono le mete preferite dei nostri delusi connazionali? Il 75% resta in Europa: Germania, UK ed Austria sono sul podio, seguono Belgio, Francia e Lussemburgo. In “pochi” si spingono oltre continente, scegliendo come nuova casa Argentina, Brasile, Canada e Stati Uniti.
La scelta di chi fa la valigia e’ dettata dalla volonta’ di ricercare opportunita’ professionali di qualita’ migliore.
Parallelamente, ed e’ l’aspetto positivo della faccenda, il livello medio d’istruzione di chi invece sceglie l’Italia come destinazione, cresce. La forza lavoro straniera quindi e’ piu’ qualificata e, anzi, secondo la ricerca IDOS, sara’ nei prossimi 50 anni fondamentale e strategica per il nostro Paese.

Marco Garbin