La caduta di Bitonci a Padova fa scricchiolare lo schema Lega Nord – Forza Italia in Veneto

Il Pd gongola con Serracchiani, che ha in Fvg un centrosinistra a pezzi, e Moretti

L’ultimo carico sul tavolo lo aveva messo Massimo Bitonci dopo aver perso la poltrona da Sindaco di Padova: “E’ un complotto ordito da Silvio Berlusconi assieme ai tosiani per farmi fuori”. Nel giro di 24 ore è arrivata la risposta del Cavaliere: “I due consiglieri azzurri – ha detto il leader di FI – che si sono aggiunti alla sinistra e hanno fatto cadere la giunta di Padova sono stati sospesi e rinviati ai probiviri: non c’e’ stato nessun mio intervento. Si tratta di un fatto locale e spiacevole”. La politica veneta è diventata nel giro di pochi giorni comunque schizofrenica dopo che il leghista, peraltro presidente regionale dei padani, era stato sfiduciato dalla maggioranza dei consiglieri comunali che hanno quindi fatto cadere la giunta. “Sicuramente mi ripresenterò alle prossime elezioni comunali a Padova, ma questa volta senza i traditori”:questa la prima reazione di Bitonci che dal palco di Firenze, dove la Lega Nord sabato scorso aveva manifestato contro il referendum e il governo, aveva lanciato proclami ben precisi indirizzati soprattutto verso Manuel Bianzale e Carlo Pasqualetto, i due esponenti forzisti che avevano sottoscritto davanti al notaio l’atto formale di sfiducia al Sindaco unitamente a Pd, M5Stelle e Padova 2020. L’epilogo, di fatto, è arrivato al termine di un lungo scontro interno alla maggioranza, soprattutto tra Lega e Fi. “Abbiamo preso atto dell’implosione della maggioranza del sindaco Bitonci – ha spiegato da subito il segretario provinciale del Pd Massimo Bettin – era evidente che nonostante i suo disperati tentativi era impossibile proseguire in una guida dignitosa, efficace e svolta nell’interesse collettivo”.Bitonci era stato eletto al ballottaggio nel 2014, dopo che per otto anni Padova era stata governata dal centrosinistra e dal sindaco Flavio Zanonato del PD. L’esponente leghista contava su una coalizione che comprendeva tutto il centrodestra e diverse liste civiche, ma dopo la sua vittoria la maggioranza che lo appoggiava si dimostrò instabile e litigiosa perdendo per strada, dopo una brevissima luna di miele, i moderati e poi pezzi di Forza Italia fino a inimicarsi anche gli alleati più stretti. Una situazione che è precipitata con le dimissioni dell’assessore alla Sicurezza, Maurizio Saia, uno dei più importanti della giunta. “C’è stato un tradimento del programma elettorale e del patto politico. Non c’è mai stato confronto, Bitonci non ha mai coinvolto nessuno, non è stato corretto né leale. Ha tradito il profilo da “pontiere” che l’aveva fatto vincere e la voglia di cambiamento che aveva interpretato “. Queste le dichiarazioni da Saia, cui si sono aggiunte quelle di Simone Furlan, “commissario comunale” di FI (poi dimessosi successivamente alla caduta del Sindaco), per il quale ” Bitonci si comportava da tiranno e da un anno non chiamava più il capogruppo di Forza Italia alle riunioni di maggioranza. Aveva eliminato un nostro assessore, aveva cacciato diversi nostri presidenti di commissione e aveva perso l’appoggio delle liste civiche. La raccolta delle dimissioni è stato solo un atto formale».Le reazioni sul fronte della Lega Nord sono state immediate con Matteo Salvini che ha dichiarato un “liberi tutti” facendo presagire addirittura possibili scenari “apocalittici” sul versante regionale e a Venezia – salvo poi fare marcia indietro – mentre Luca Zaia (che, secondo molti, non avrebbe però particolarmente amato Bitonci) quella di Padova “è una brutta pagina di storia, perché non esistono giustificazioni per chi, dalla maggioranza, si dimette per mandare a casa il suo sindaco”.zaia-luca4“Abbiamo già i motori accesi per Verona – ha sottolineato il presidente della regione – e ora li useremo anche per riportare Bitonci a fare il sindaco di Padova. Quanto accaduto è inconcepibile non solo per la politica ma anche per i cittadini, che erano contenti del loro sindaco.Il conto di questo disastro qualcuno lo dovrà pagare”. Un’alleanza che non ha quindi retto in quella che era la “roccaforte” simbolo della Lega, le cui crepe si vedevano da tempo, che stranamente si è rotta proprio il giorno in cui a Padova Stefano Parisi teneva la convention della sua “Energie per l’Italia”, prendendo le distanze da “quella cosa là” che stava manifestando nel capoluogo toscano. Tutto frutto del caso o una sceneggiatura costruita ad arte per mandare dei segnali a Salvini e ai suoi ? La risposta, probabilmente, la si avrà con più precisione dopo il voto del 4 dicembre, il cui esito sicuramente è destinato a sparigliare l’attuale scenario politico nazionale, con possibili ricadute anche a livello regionale, anche se la maggioranza leghista è blindata, tanto più che Elena Donazzan, l’unica esponente di FI presente in giunta, ha subito preso le distanze da quanto accaduto, chiedendo nel contempo le dimissioni del coordinatore regionale forzista Marco Marin. Chi gode – del resto, al momento, ne ha ben donde – è il centrosinistra, soprattutto il Pd che confida di ritornare alla guida della Città del Santo. “Il crollo dell’amministrazone Bitonci è l’emblema del centrodestra italiano: unito nella brama di potere ma incapace di governare – ha affermato la vicesegretaria nazionale del Pd Debora Serracchiani – e il centrodestra si è dimostrato efficiente solo nell’arte della critica distruttiva e dell’opposizione urlata ma – ha continuato – alla prova dei fatti, garantisce litigi e instabilità”. debora-serracchianiA farle da sponda ci ha pensato anche Alessandra Moretti, capogruppo in regione, per la quale “nel fallimento della giunta Bitonci c’è tutta l’incapacità di governare del centrodestra e ora c’è la possibilità concreta per un rilancio del Pd”. La stonatura, in queste dichiarazioni, sta nel fatto che sono state rilasciate dalla Serracchiani, che nella sua regione che presiede dal 2013 ha tante gatte da pelare stante la situazione drammatica in cui versa il centrosinistra del Fvg, e dalla Moretti, che dopo essere stata “asfaltata” alle regionali, ora sembra più felice di apparire nei palcoscenici televisivi piuttosto che a fare il capogruppo a Ferro Fini, dove non a caso lo stesso Pd l’ha più volte criticata per le sue assenze, spesso anche strategiche rispetto, secondo buona parte del gruppo consiliare, ad una “alleanza” fatta sottobanco con Zaia con un patto di non belligeranza fatto soprattutto per accontentare molti dei suoi nelle partecipate. Intanto sul fronte leghista il segretario veneto Toni Da Re ha fatto approvare un documento in cui si sostiene che alle prossime amministrative non ci saranno alleanze tra Lega Nord e Forza Italia.

di Lucio Leonardelli