La responsabilità del custode

Quando si è responsabili e non lo si sa

Siamo tutti responsabili per i comportamenti che teniamo. Tuttavia, il codice civile, in alcuni casi, pone a carico di un soggetto la responsabilità per fatto diverso dal proprio. È il caso dell’art. 2051 c.c., che stabilisce che ciascuno è responsabile per le cose che ha in custodia. Si tratta di una presunzione di colpa che rende automatica la responsabilità, a prescindere dal comportamento tenuto da ognuno. Il custode non se ne può liberare neppure se dimostra di aver vigilato sulla cosa o di non poter esercitare un controllo sul bene, ma solo se prova il caso fortuito imprevedibile.

Per questi motivi, l’art. 2051 non richiede la colpevolezza del responsabile, ma solo il fatto e il danno.

Il controllo sulla cosa va accertato caso per caso. Anche il proprietario rientra, per opinione comune, fra coloro che hanno il bene in custodia. Nel caso di beni condominiali, invece, secondo alcuni il custode è il condominio, secondo altri il singolo condomino. Nell’ipotesi di locazione, invece, è considerato custode colui il quale, tra il locatore e il locatario, ha l’effettiva disponibilità dell’immobile.

La giurisprudenza di merito, ad esempio, ha ritenuto il proprietario di un supermercato responsabile per una caduta causata per non aver eliminato alcune foglie di insalata (Corte di Appello di Firenze 25 maggio 2010, n. 851) oppure una macchia scivolosa sul pavimento del negozio (Tribunale di Mantova, 10 novembre 2005). La seconda pronuncia richiama sul punto la sentenza n. 16373/2005 della Cassazione, secondo la quale “anche in relazione alle cose prive di un dinamismo proprio, sussiste il dovere di custodia e controllo, allorquando il [caso] fortuito o il fatto dell’uomo possano prevedibilmente intervenire, come causa esclusiva o come concausa” all’art. 2051 c.c..

Stefano Chiaromanni, Avvocato del Foro di Venezia