La riserva di usufrutto

L’usufrutto è il diritto reale che attribuisce al titolare la facoltà di godere, a vita o a termine, della cosa altrui, senza modificarne la destinazione economica.

Tale diritto può essere mantenuto in capo a chi trasferisce la sola nuda proprietà. È vero, infatti, che tale facoltà è prevista espressamente solo per la donazione, ai sensi dell’art. 796 c.c., ma si ritiene che la disposizione sia espressione di un principio generale.

In passato prevaleva la tesi secondo cui per riservarsi l’usufrutto di un proprio bene fosse necessario un duplice negozio. In favore di una siffatta ricostruzione deponevano la concezione della proprietà come una sintesi di facoltà infrazionabili e il principio nemini res sua servit, per cui non può esservi servitù a favore del fondo dominante stesso.

Appare oggi preferibile la tesi del negozio unitario, perché la teoria opposta è troppo artificiosa e non risponde alla reale volontà delle parti, finendo per rendere donante o venditore colui che si limita ad acquistare la nuda proprietà, o per ricostruire la vicenda quale un onere o modus (inconcepibile al di fuori delle donazioni o dei testamenti) o, addirittura, come un vincolo fiduciario. Neppure sarebbe possibile concepire il duplice passaggio come contemporaneo, perché sussisterebbe comunque uno stacco logico e cronologico.

Anche per ragioni di economia dei mezzi giuridici, appare preferibile la teoria unitaria, oggi facilitata dall’avvenuto superamento della concezione oggettiva o soggettiva della causa del contratto in favore della funzione economico-sociale o causa in concreto: non è quindi necessario individuare dappertutto un trasferimento e, all’effetto traslativo della nuda proprietà, si può accompagnare la mancata attribuzione dell’usufrutto.

L’opzione per la seconda tesi consente anche un’unica trascrizione nei registri immobiliari, con mera menzione della riserva, anziché un duplice passaggio.

La riserva di usufrutto può essere effettuata a favore di un terzo: in tal caso il passaggio si qualifica come donazione diretta, con conseguente necessità di accettazione del terzo.

Stefano Chiaromanni, Avvocato del Foro di Venezia