Il Cittadino

La Spartan race all’ex manicomio

Fatica, fango e sudore per riqualificare l’area abbandonata del capoluogo polesano

Rovigo. Trasformare gli spazi grigi e trascurati della città in luoghi di benessere e aggregazione tramite lo sport e il fitness, ma anche attraverso l’arte. Ecco la sfida che in questi primi giorni dell’anno intende raccogliere l’Associazione culturale veneta “I luoghi dell’abbandono”.

L’Associazione, presieduta da Devis Vezzaro, si è infatti recentemente fatta avanti per ottenere la gestione dell’ex ospedale psichiatrico della zona di Granzette, proponendosi di ridarvi lustro e attrattiva pur mantenendo, però, l’alone di mistero e decadenza che circonda l’edificio e il circostante parco.

L’ex nosocomio “Maddalena” è oggi di proprietà delle società private Cefil e Reale, ma recentemente la struttura è stata inserita nel bando periferie emanato dal Governo Renzi: tale inclusione farebbe confluire nelle casse del Comune di Rovigo ben 13,5 milioni di Euro, parte dei quali verrebbero destinati all’acquisto e alla riqualificazione dell’intero complesso immobiliare.

«Abbiamo chiesto all’Amministrazione se si può fare un accordo con i privati per poter valorizzare la struttura finché non sarà riqualificata», fa sapere Vezzaro dopo aver discusso con il vice sindaco Andrea Bimbatti. Il vice sindaco ha dichiarato che da parte dell’Amministrazione c’è la disponibilità a concedere il Park Granzette, ma rimane il fatto che attualmente i proprietari sono terzi rispetto al Comune e dunque «bisognerà incontrarli – sostiene Vezzaro – per studiare meglio l’accordo, anche se Bimbatti si è detto ottimista».

Lasciare la gestione dell’area all’Associazione presieduta da Vezzaro avrebbe ricadute positive per tutti gli amanti dello sport all’aria aperta. Volontà dell’associazione è infatti di costruire all’interno del grande parco (oltre 20 ettari) un percorso ad ostacoli liberamente fruibile dai cittadini di Rovigo e dell’intero Polesine.

Il tutto grazie alla collaborazione tra l’associazione veneta e Antonio Monesi (personalità nota a Rovigo per essere stato organizzatore nel capoluogo polesano di due edizioni della Final Four del campionato italiano di pallavolo.

Così, entro fine marzo sarà operativo – e liberamente utilizzabile dai rodigini – quello che diventerà il secondo parco per allenamenti di Spartan Race del nord Italia, dopo il campo di Desenzano del Garda.

Le “Spartan Race” o “mud race” (letteralmente: corsa sul fango) sono gare di corsa ispirate ai principi dell’allenamento militare, dove non mancano ostacoli da superare, arrampicate su scale in legno, tratti dove è necessario avanzare gattoni sotto il filo spinato, nel terreno accidentato e in ogni condizione climatica. Una disciplina dura, che annovera circa 100mila appassionati in Italia, dove conta molto non solo la costanza nell’allenamento, ma anche la forza mentale.

Il progetto volto all’apertura di un campo di allenamento Spartan a Rovigo stuzzicava già da tempo Monesi: «La difficoltà più grande era trovare uno spazio affascinante, non banale, dove poter faticare»,  spiega: «avevo cercato di coinvolgere i diretti interessati per provare l’esperienza nel Delta del Po, o sulle spiagge, ma mi sembrava un ambiente troppo ampio e dispersivo, difficile da individuare per chi venisse da fuori».

«Un altro problema – continua Menesi – consiste nella progettazione e costruzione degli ostacoli, ma per quello ci posso pensare direttamente, ho costruito parecchio in passato e ho avuto modo di conoscere ottimi fornitori, anche locali. La vera sfida sarà tenere aggiornati gli ostacoli, perché si evolvono. Solo la più popolare competizione sportiva – la Spartan – fa quattro edizioni all’anno in Italia, quindi bisognerà aggiornarsi molto frequentemente per essere pronti a sfidare i diversi ostacoli che si incontreranno sul campo di gara».

Non solo sport e fatica: l’Associazione “I luoghi dell’abbandono” ha intenzione di riqualificare il parco Granzette e il vicino ex nosocomio anche come luogo di cultura. Vezzaro afferma infatti che l’Associazione vorrebbe «portare una delle mostre che stiamo organizzando, ovvero quella su Chernobyl, ideale da proporre proprio al Maddalena», creando un’esposizione tematica che ha già riscosso molto successo a Vicenza.

I prossimi appuntamenti all’ex manicomio saranno una visita tutta dedicata alla fotografia il prossimo 17 febbraio e – il 3 di marzo – una mostra dal titolo “Na gabia de mati xe el mondo”.

Non sono mancate, in ogni caso, le polemiche sull’utilizzo dell’area dell’ex manicomio: «da quando siamo arrivati – ha affermato Bizzaro – abbiamo fatto molto per questa zona, che merita assolutamente una riqualificazione. In questi mesi abbiamo investito e sistemato diverse aree del parco. Eppure di contro abbiamo trovato un clima di ostruzionismo da parte delle istituzioni e non solo, pensavamo che le cose migliorassero con il tempo ma la situazione ad oggi non ha subito alcun cambiamento positivo».

Vezzaro si riferisce alla petizione contro l’associazione sottoscritta dai consiglieri comunali Ivano Vernelli e Matteo Masin, secondo i quali mancherebbe un progetto di riqualificazione del luogo a lungo termine.

Vezzaro conclude con un monito: «Di mestiere non faccio il giardiniere. Concluderemo la sistemazione del parco a patto che ci diano anche la struttura per organizzare la mostra fotografica».

L’ex ospedale sanatoriale “Umberto Maddalena”, che prende il nome dall’ufficiale e aviatore italiano, venne inaugurato il 1° febbraio 1938 allo scopo di combattere la tubercolosi che imperversava nel territorio polesano. In origine, sulla facciata campeggiava la scritta “Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale”. Il 12 maggio 1970, il sanatorio venne costituito in ente ospedaliero e nel 1973, con legge regionale, si fuse con l’Ospedale Generale Provinciale Santa Maria della Misericordia di Rovigo. Dal 1999 è sempre rimasto chiuso.

Al netto delle polemiche e dei punti critici da risolvere, l’accordo definitivo tra l’Amministrazione comunale, i privati e l’associazione pare potersi avere nel giro di qualche mese. Fortunatamente, perché il progetto di riqualificazione della zona abbandonata del quartiere Commenda è senza dubbio meritevole di plauso in quanto consentirebbe, attraverso una sinergia positiva tra sport e cultura, di ridare lustro ad un’area altrimenti destinata al degrado e all’abbandono.

Pierfrancesco Divolo

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