La truffa Auto Più dilaga

Le vittime sono quaranta

Sono quaranta i clienti truffati dal salone Auto Più per un danno complessivo che sfiora il milione di euro. I numeri sono raddoppiati rispetto ai dati raccolti nei primi giorni. I carabinieri del comando provinciale di Padova hanno ricevuto denunce da tutta Italia. Il faldone è stato inviato in Procura. Gli investigatori hanno svolto i primi accertamenti patrimoniali sul conto di Stefano Miozzi e Paolo Casula Joan, i due titolari. Ne servono altri sui conti bancari intestati a società satellite. C’è anche un conto corrente finito sotto sequestro ma all’interno c’erano meno di mille euro.

Il dubbio degli investigatori dell’Arma è che i soldi siano stati nascosti altrove. Si parte quindi dai gestori del salone di via Bezzecca, Stefano Miozzi e Paolo Casula Joan. “Siamo in Germania ad acquistare auto. Chiamate questo numero” e di seguito un telefono cellulare che però è sempre risultato spento. È iniziato tutto così.L’avevano pensata bene i due, entrambi laziali. Mettevano in vendita auto d’importazione sul portale Auto Scout. Vetture a prezzi imbattibili, tempi di consegna competitivi. A quegli annunci economici ha risposto gente da molte regioni d’Italia.

C’è chi ha pagato un anticipo di 9 mila euro per un’Audi Q5, chi 13 mila euro come prima rata di una Bmw che gli sarebbe costata 30 mila euro, chi ha versato 15 mila euro per una Kia Sportage. Proprio una Kia Sportage, auto esposta in vetrina fino a dieci giorni fa, è stata venduta a dieci persone differenti. I venditori chiedevano un acconto per il trasporto del mezzo in Italia e il saldo al momento della “presunta” immatricolazione. Le denunce sono tutte sovrapponibili, perché sottoscritte da gente che ha pagato migliaia di euro senza ricevere nulla in cambio.

In procura è stata aperta un’indagine con l’ipotesi di reato di truffa aggravata, i fascicoli sono stati affidati ai pubblici ministeri Emma Ferrero e Cristina Gava. Fondamentali saranno gli accertamenti sui flussi di denaro. Da un punto di vista tecnico è difficile che Stefano Miozzi e Paolo Casula Joan paghino con il carcere per le loro truffe, dunque l’obiettivo delle forze dell’ordine è quello di recuperare almeno i soldi, in modo da restituirli in parte alle persone derubate. Certo ora inizia la parte più difficile perché bisogna scavare nella galassia delle società intestate ai due, tra prestanome e amministratori fantasma. Miozzi e il socio, nel frattempo, sono spariti. C’è chi dice siano tornati nel Lazio.Con un bel pacco di soldi.

Giuliana Lucca