L’acquisto dell’usato “visto e piaciuto”

La compravendita di beni usati ha sicuramente trovato nuove possibilità grazie a internet, che consente l’incontro della domanda e dell’offerta in modo più ampio e generalizzato.

Frequentemente si inserisce nella contrattazione la formula “come visto e piaciuto”. Prima di firmare, si raccomanda di prestare la massima attenzione, in quanto non si tratta di una clausola di stile, ma derogatoria della disciplina legale. Ne consegue che dev’essere prevista in modo chiaro ed approvata espressamente dai contraenti, non potendo in alcun caso considerarsi implicita (Tribunale Casale Monferrato, 31/07/2000).

La clausola è effettivamente idonea a limitare la garanzia per la vendita.

Di norma, infatti, al di fuori del Codice del consumo, l’acquirente, ai sensi dell’art. 1490 c.c., è garantito per i vizi occulti che rendano la cosa comprata inidonea all’uso o ne diminuiscano il valore, da denunciare entro 8 giorni dalla scoperta e da far valere in giudizio entro un anno: può chiedere la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto. Il malfunzionamento in garanzia va invece denunciato ex art. 1512 c.c. entro trenta giorni per poi agire entro sei mesi. Nei casi estremi di vendita di un bene del tutto diverso (aliud pro alio) si può chiedere la risoluzione entro 10 anni.

Inizialmente, la giurisprudenza aveva ritenuto che la clausola “visto e piaciuto” eliminasse la garanzia sia per i vizi palesi sia per quelli occulti (Corte appello Firenze, sez. I, 26/01/2011, n. 134).

Da ultimo, al contrario, è intervenuta la Cassazione civile, con la recentissima sentenza della sesta sezione, n. 21204 del 19/10/2016. La Suprema Corte ha stabilito che, anche in presenza della clausola “nello stato come vista e piaciuta”, il venditore di una vettura usata è comunque tenuto alla garanzia per i vizi occulti, persino se i vizi non sono imputabili al venditore, ma sono difetti di costruzione.

Stefano Chiaromanni

Avvocato del Foro di Venezia

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