Le ronde sono legali?

Sempre più spesso si sente parlare di controlli di vicinato, ronde o vigilanza da parte di privati.

In questi casi, il confine tra comportamenti legali e illegali è molto labile.

Ricordiamo, infatti, che persino la vigilanza privata è riservata per legge a professionisti controllati e muniti di specifica autorizzazione. Inoltre, essi, ancorché privati, sono soggetti al costante controllo del Prefetto: “i poliziotti privati che lavorano per le società di vigilanza non possono – senza l’apposita autorizzazione del Prefetto prevista dal Regio decreto 773 del 1934 – effettuare ronde di controllo attorno agli ‘obiettivi’ che proteggono nemmeno se sono disarmati” (Cassazione penale, sez. I, 10/04/2008,  n. 19181).

Dei privati che autonomamente si armino per controllare il territorio incorrerebbero nel delitto di banda armata previsto dall’art. 306 c.p.: “Quando, per commettere uno dei delitti indicati nell’articolo 302, si forma una banda armata, coloro che la promuovono o costituiscono od organizzano, soggiacciono, per ciò solo, alla pena della reclusione da cinque a quindici anni. Per il solo fatto di partecipare alla banda armata, la pena è della reclusione da tre a nove anni. I capi o i sovventori della banda armata soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori”.

Del problema si era già occupata la giurisprudenza a proposito delle Ronde Proletarie organizzate dall’organizzazione eversiva Prima Linea e la Cassazione penale, sez. I, 23/01/1984 aveva distinto e ritenuto in ogni caso più grave la posizione degli organizzatori e dei capi rispetto ai semplici partecipanti.

In un recente intervento, anche il Prefetto di Venezia ha voluto sottolineare la differenza tra cittadini attenti che denunciano le irregolarità alle forze dell’ordine, legali, e ronde che si fanno giustizia da sé, illegali.

 

Stefano Chiaromanni

Avvocato del Foro di Venezia