Lorenzin: «I tagli al Veneto sono fake news, nel 2017 ha avuto 60 milioni in più»

Beatrice Lorenzin conclude il mandato come ministro della Salute e con lei il Servizio sanitario nazionale compie 40 anni. Molto lavoro è stato fatto, ma ci sono ancora diversi nodi da sciogliere: le liste d’attesa, il superticket di 10 euro che negli ultimi anni ha indotto i veneti a rinunciare a 2,5 milioni di prestazioni specialistiche, il definanziamento della sanità, che le è costato attacchi costanti da parte di Palazzo Balbi.
«Un punto dev’essere chiaro: in tema di Sanità lo Stato co-finanzia, programma, monitora e fissa gli obiettivi, ma scelte operative e gestione sono di competenza delle Regioni. Detto questo, il “definanziamento della sanità” è una fake news, il Fondo sanitario nazionale dal 2013 ad oggi è cresciuto di circa 7 miliardi. Dato confermato nel 2018 (+819 milioni sul 2017) e nel 2019 (+1 miliardo). Al Veneto è andata una quota sempre crescente: 8.488 miliardi nel 2015, 8.585 milioni nel 2016 e 8.647 nel 2017. Quanto al superticket le Regioni possono scegliere in un ventaglio di strumenti concreti da utilizzare per raggiungere gli obiettivi di equilibrio finanziario.

Nello specifico, la Regione Veneto ha deciso di adottare misure alternative di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie. Le scelte fatte sono state di natura politica e sono state prese a livello regionale. Sulle liste d’attesa il Veneto ha adottato un proprio piano per garantire gli standard previsti e i risultati indicano una performance positiva sulle otto prestazioni di riferimento: visita ortopedica, oculistica, cardiologica, Tac torace, Risonanza magnetica della colonna vertebrale, mammografia, ecografia ginecologica, Ecocolordoppler dei tronchi sovraortici. Aggiungo: dov’era il Veneto quando in questi anni chiedevo più risorse e le Regioni hanno preferito averne di più su altri capitoli di spesa?».

 

Lei ha vinto il lungo braccio di ferro per il ritorno all’obbligatorietà vaccinale, tema molto sentito in Veneto, unica ragione ad averla abolita nel 2007, culla dei no vax e terra di medici radiati e sospesi. «La scelta di estendere l’obbligo da 4 a 10 vaccinazioni è stata dettata da solide evidenze scientifiche su efficacia e sicurezza di tale forma di prevenzione e dal calo preoccupante delle coperture, accompagnato da un’epidemia di morbillo che nel 2017 in Italia ha registrato 5 mila casi e 4 decessi. Non la definirei una battaglia con il Veneto, ma una legittima reazione ad un ricorso privo di fondamento e strumentale, come hanno dimostrato prima il parere del Consiglio di Stato e poi la sentenza della Corte Costituzionale»

Perché il Veneto è stato retrocesso dal terzo al quinto posto per la qualità della sanità? «Il sistema veneto è stabilmente nella serie A della sanità italiana. In base ai due parametri considerati, cioè l’efficienza della gestione economica e soprattutto i Livelli essenziali di assistenza garantiti ai cittadini, il Veneto nel 2017 ha ottenuto un lusinghiero quinto posto e perciò rientra nelle 5 regioni benchmark insieme a Marche, Emilia Romagna, Umbria e Lombardia. Risultano dunque totalmente decontestualizzate le posizioni antiscientifiche del Veneto: ieri su Stamina oggi sui vaccini».

C.C.