Il Cittadino

Mattarella in visita nel bellunese

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fatto visita martedì 12 marzo alle zone del bellunese colpite dal violentissimo maltempo a fine ottobre 2018. Causò 3 vittime, ingenti danni alle strutture e al patrimonio naturale della regione.

COS’E’ SUCCESSO

Il bellunese in quei giorni difficili vide una profonda trasformazione del proprio paesaggio, soprattutto in zone come quella agordina. Intere foreste vennero spazzate via dalle raffiche di vento. Secondo gli esperti ci vorranno più di due anni per raccogliere tutto il legname caduto.

La situazione oggi vede un gran lavoro da parte delle ditte che si sono aggiudicate le operazioni per il recupero dei milioni di metri cubi di alberi abbattuti. L’aspetto paesaggistico è rimasto palesemente compromesso in diverse zone del bellunese.

IL CAPO DELLO STATO COMMEMORA IL VAJONT

Il presidente della Repubblica Mattarella, poco prima di recarsi in queste zone, ha espresso il suo pensiero su quanto accaduto con una lettera. «Eventi di così straordinaria portata interrogano le persone e la società intera rispetto al rapporto con la natura. La coscienza dei propri limiti non esonera tuttavia da responsabilità, anzi dovrebbe spingere anzitutto le istituzioni a esercitarle con sempre maggiore impegno e rispetto, anche degli equilibri dell’eco-sistema». Mattarella ne approfitta poi per sottolineare l’importanza del nostro periodo storico in quanto siamo probabilmente l’ultima generazione in grado di poter fermare il mutamento climatico in atto, definito la sfida chiave del nostro tempo. «I fenomeni climatici non hanno bisogno di passaporto per superare le frontiere che l’uomo ha disegnato sulla carta politica del pianeta». Frontiere che circa 60 anni fa, esattamente la sera del 9 ottobre del 1963, sono state distrutte in tragedia senza precedenti nella storia italiana: il disastro del Vajont.

IL RICORDO DELLE VITTIME

Il passaggio del capo di Stato nel bellunese coincide sempre con una commemorazione per le vittime del Vajont. Anche in questo caso non è mancato il ricordo, con una corona di alloro deposta dai corazzieri nel cimitero di Fortogna a Longarone. Il Presidente per la prima volta si è scusato a nome dello Stato per quanto avvenuto quasi 60 anni fa.

ISPEZIONE DEI LUOGHI COLPITI

Poco dopo ha sorvolato con Zaia i luoghi colpiti dall’uragano Vaia, che mostrano ancora i segni di quei giorni difficili. Ha potuto così constatare la reazione della popolazione, delle istituzioni e dei soccorsi che hanno restituito una situazione accettabile per la vivibilità.

IL DISCORSO A BELLUNO

Mattarella si è poi spostato a Belluno presso il teatro comunale, accompagnato sempre dal Presidente della Regione Zaia e dal Presidente della Provincia Padrin. Accolti dall’esecuzione dell’inno nazionale per mano del coro Arcobaleno di Lima, si è assistito poi ai vari interventi fino a quello del Capo dello Stato.

Dal palco del teatro Mattarella ha insistito sul tema dei cambiamenti climatici, riprendendo le parole del presidente della Provincia Roberto Padrin, soprattutto nel ricordare le 3 vittime della tempesta. Le vittime sarebbero potute essere molte di più se le istituzioni non avessero imparato qualcosa dal Vajont.

LE OLIMPIADI E L’EMERGENZA

Mattarella ha speso poi parole d’incoraggiamento per la candidatura alle Olimpiadi invernali del 2026 di Cortina e Milano. In ultimo ha ringraziato le donne e uomini che con la divisa della Protezione civile o come volontari hanno lavorato duramente nell’emergenza.

Massimiliano D’Alpaos

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