Il mondo del lavoro nel post Poletti

Ovvero tutti i nodi vengono al pettine quando se ne parla, forse.

Le recenti (e anche un po’ troppo criticate) affermazioni del nostro Ministro del Lavoro hanno rimesso al centro dell’attenzione la situazione di difficoltà che molti sperimentano all’atto di ricollocarsi.

Negli ennemila articoli redatti si è letto di tutto e di più, ma particolare interesse ha suscitato in noi quello di Tonia Maffei, inserito nella raccolta pubblicata online dal Corriere della Sera a firma Fabio Savelli.
Nell’articolo si evidenziano con molta praticità i limiti del Job Acts, o almeno quelli vissuti dal candidato, che alla flessibilità “imposta” dovrebbe rispondere con una velocità di riadattamento che, però, non può avvenire causa mancanza non tanto degli strumenti, quanto delle vere e proprie istituzioni.
Ma entriamo nel merito, in parole semplici.

Chi oggi ottiene un contratto di lavoro a tempo indeterminato, grazie alla flessibilità offerta dal Jobs Act, è licenziabile in modo sicuramente più semplice rispetto a chi ha un contratto a tempo indeterminato pre Jobs Act.
Per pareggiareil conto la riforma prevede la creazione di un’agenzia (l’ANPAL) per rinforzare l’operato dei Centri per l’Impiego attraverso un pool di esperti specializzati nell’erogazione di servizi di orientamento, profilazione, bilanci di competenze (tutto quel che solitamente è nella sfera delle Politiche Attive del Lavoro, da cui l’acronimo dell’agenzia).

Sfortuna vuole che l’Agenzia sia per ora una splendida idea ma che di tangibile abbia poco e, per chi come la Signora Tonia Maffei cerca un nuovo lavoro, nulla.
Sembra un po’ la storia della riforma Maroni, che introdusse i contratti di somministrazione senza controbilanciare con servizi ad hoc per evitare che la flessibilità si trasformasse in precarietà.
Era il lontano 2003 ed evidentemente 14 anni di storia non hanno insegnato così tanto.
Marco Garbin