Motociclisti bravi ragazzi

Un sedicenne si schianta con la sua nuova potente Ducati e muore mettendo a repentaglio la vita di altri dopo un’impennata lungo una strada urbana. Il padre, che gli aveva regalato la moto non riconosce la propria irresponsabilità per avere regalato la moto al figlio e dichiara che il ragazzo è morto per la sua “passione”. Non solo: invita i compagni a partecipare al funerale tutti in moto come per la celebrazione di un eroe. Il dolore (e la stupidità) di quest’uomo va compatito, ma non ci si può sottrarre a riflettere sui valori sbagliati trasmessi dalla pubblicità.

In effetti, ci sono poche cose più affascinanti che guidare una moto dominando 100 cavalli con il proprio corpo. Sfidare la gravità nelle curve, nelle salite e nelle discese dà una sensazione di potenza. E poi la velocità, le accelerazioni e le frenate. Ma guidare una moto sulle strade aperte al traffico al limite delle sue prestazioni sfidando le leggi della fisica (oltre che del codice della strada) è un comportamento immorale, una tentazione a cui è facile cedere.

Ogni estate la cronaca si occupa con tragica regolarità dell’ecatombe di motociclisti sulle strade. La motocicletta è pericolosa anche quando la si guida con prudenza. Una piccola distrazione a modesta velocità causa solo danni materiali se la collisione avviene tra due auto, ma può essere fatale per il motociclista. Per proteggere i motociclisti non si può prescindere da interventi strutturali sulla sicurezza e sul rallentamento del traffico. Non ci si può limitare alla sola repressione, ma si devono prevedere campagne di informazione e politiche di cambiamento dei comportamenti dei guidatori. Da noi prevale invece un’impostazione burocratica e interventi corporativi, monopolizzati da ingegneri, costruttori e poliziotti. Il ritardo è sia degli operatori – le polizie stradali sono formate nella burocrazia piuttosto che nell’educazione – sia della ricerca, sia della cultura di massa. Si ha tuttora una visione antica dei pericoli e delle modalità di uso della strada.

Un altro problema riguarda il giudizio su chi muore – ed è la maggior parte – perché guida bolidi senza alcun rispetto per la propria vita e quella degli altri. I cronisti raccolgono le lacrime di amici e parenti che, sulla scorta dell’emozione, non possono che dire: “era un bravo ragazzo, aveva un lavoro, si stava per sposare e … la sua unica passione era la moto”! Ebbene, chi muore, mettendo a repentaglio la vita di altri, perché guida la moto a duecento all’ora su strade normali, non è un bravo ragazzo! La passione per la velocità è una droga affascinante e pericolosa da cui bisogna imparare a difendersi. Da questa passione sconosciuta, bisogna proteggere chi ne cade vittima. Oggi invece la si esalta per ovvi motivi commerciali. Se si vuole praticare la velocità – io sono antiproibizionista – ci sono appositi circuiti dove ciascuno si prende la responsabilità dei rischi che corre e fa correre. Bisogna reprimere chi usa le strade come piste di gara e incoraggiare l’uso degli autodromi esistenti.

Ricordo un amico – un bravo ragazzo realizzato nel lavoro e nella famiglia – il quale tra compagni si vantava di correre a duecento all’ora in autostrada con la sua moto e di coprire con il piede la targa in modo che la polizia non lo potesse identificare. Nessuno della compagnia gli ha mai detto: “Sei un criminale, pensa ai tuoi figli e a quelli degli altri; vergognati a vantarti di queste cose”! Anzi c’era quasi ammirazione per chi si faceva beffe della polizia. Avevamo tutti studiato all’università, ma eravamo ignoranti assoluti dei rischi e profondamente immorali per quel che riguarda il rispetto degli altri sconosciuti utenti della strada!

La velocità seduce, è bella così come lo sono tante altre cose il cui uso esagerato comporta pericoli. Bisogna perciò diffondere una cultura civile che sancisca la profonda immoralità di condurre al limite moto da oltre 160CV su strade aperte al traffico. Questo è comportamento più criminale di tanti altri per i quali siamo pronti a scandalizzarci e indignarci.

Corrado Poli