Il negazionismo: negare l’olocausto è reato?

Per negazionismo si intende la negazione, anche parziale, della verità di eventi storici percepiti dai più come fatti sommamente ingiusti: nella maggior parte dei casi si riferisce al genocidio ebraico durante la seconda guerra mondiale.

Solo di recente normato nell’ordinamento italiano, il negazionismo ha avuto notevole diffusione nel diritto penale europeo, specie per impulso della Decisione Quadro 2008/913/GAI del Consiglio dell’Unione Europea, che invitava gli Stati membri ad armonizzare il proprio diritto interno, e di alcune pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo.

In realtà, il negazionismo era già stato regolamentato in Austria, Germania, Israele, Francia, Belgio, Lussemburgo, in alcuni paesi dell’Europa orientale talora collegandolo ai crimini sia nazisti sia comunisti, mentre in Olanda trovava spazio nella giurisprudenza dei Tribunali.

I paesi britannici e scandinavi, la Grecia fino al 2014 e l’Italia fino al 2016 non avevano, invece, previsioni di legge specifiche.

In Italia il dibattito è stato lungo e complesso, specie per la difficile individuazione del confine fra negazionismo e revisionismo e per il rischio di sanzionare come reato una mera opinione. Del resto, norme punitive del negazionismo sono state dichiarate incostituzionali in Canada nel 1992 e in Spagna nel 2007.

In Italia, la nuova legge 115 del 16 giugno 2016, aggiungendo un comma alla legge 654/1975 di ratifica della Convenzione di New York contro la discriminazione razziale, infligge la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda o l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo da creare concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, contro l’umanità o di guerra.

Non si tratta tecnicamente, quindi, di un nuovo reato, ma di un’aggravante speciale per chi commetta i delitti di propaganda o di istigazione o di incitamento fondati su idee di superiorità o di odio razziale, etnico o religioso. Non trova applicazione, invece, come aggravante al reato di violenza materiale.

La norma da un lato non evita i rischi di incostituzionalità per violazione dell’art. 21 Cost., dall’altro non dà neppure attuazione integrale alla già citata Decisione Quadro europea del 2008, apparendo inoltre poco specifica laddove si limita a rinviare allo Statuto della Corte penale internazionale.

In ogni caso, allo stato attuale, risulta sanzionata penalmente e in modo aggravato la condotta di chi con discorsi o scritti propagandi o istighi all’odio o al razzismo etnico o religioso (non però politico) fondando le proprie affermazioni sulla negazione di un genocidio o di crimini di guerra, quale in particolare l’Olocausto ebraico.

 

Stefano Chiaromanni, Avvocato del Foro di Venezia