Occhio alle truffe virtuali

Il Bitcoin, la moneta virtuale, è la valuta del momento. Nonostante il periodo di flessione  continua a essere uno degli investimenti più affascinanti e imprevedibili. La criptovaluta, evidentemente, ha sedotto anche i criminali informatici che, stando ai dati dei carabinieri di Mestre, sempre più spesso chiedono un riscatto in Bitcoin. Il caso emerge dal bilancio delle attività dei militari in materia di crimini informatici: negli ultimi due anni, infatti, i carabinieri hanno messo a segno 36 denunce per truffe o raggiri per un volume d’affari intorno ai 100 mila euro.

Tra le varie segnalazioni arrivate alla caserma di via Miranese, ci sono quelle delle aziende prese di mira dagli hacker: i pirati della rete si inseriscono nel software delle ditte, carpendone i codici, sviando i sistemi di pagamento su altri conti e bloccando i sistemi gestionali. Per riportare la situazione alla normalità, i banditi informatici solitamente chiedono un riscatto. E per un’azienda in particolare la posta è stata decisamente alta: la richiesta dei criminali è stata di 5mila euro, da versare però in Bitcoin.

Le varie attività d’indagine sono partite dalle denunce delle vittime; un fenomeno che va dalla terraferma al miranese e alla Riviera del Brenta. I casi trattati dai militari sono soprattutto frodi sui siti di e-commerce, o episodi di phishing.

Negli ultimi tempi il volume degli affari legati allo shopping in rete è cresciuto in maniera esponenziale, e l’attività criminale correlata è cresciuta di pari passo. Non a caso le associazioni dei consumatori hanno pubblicato diverse guide e vademecum per acquistare on line in sicurezza. I carabinieri consigliano di osservare alcune regole d’oro per evitare di finire nelle grinfie dei malintenzionati del web.

Prima di acquistare un prodotto online, verificare le politiche di vendita e le condizioni di recesso, i tempi di consegna, i costi e le spese di spedizione. Raccogliere tutti i dati per essere sicuri della reale identità del venditore, e verificare se il venditore è italiano: anche se il server è collocato in Italia, raggiungibile con un indirizzo .it, meglio controllare che anche la sede. Verificare l’esistenza della certificazione cioè di un attestato che provi la corrispondenza tra un dato sito e una persona fisica o giuridica: basta controllare nel browser la finestra security che contiene la voce visiona certificati ed è meglio non utilizzare le carte di credito ma carte pre-pagate.

A.C.M.