Olanda, Italia e… Padova

Il nuovo bipolarismo europeo

La vittoria – avendo perso un quarto dei seggi – del primo ministro uscente olandese Rutte ha rincuorato chi si oppone al populismo in Europa e in America. Questa è una buona notizia per i conservatori, ma la vera partita la si giocherà presto in Francia e in Germania.
Tirano un mezzo sospiro di sollievo soprattutto i francesi, i prossimi a votare, i quali dopo la Brexit e Trump si sentono minacciati dall’ondata fascio-populista di Le Pen. I leader dell’estrema destra discriminatoria e (anti)europea, compresi Salvini e Meloni (ma non Grillo che è un caso a parte), s’erano riuniti a Coblenza pochi mesi fa per celebrare il trionfo di Trump. Wilders, il leader dei populisti olandesi, dichiarò che il 2016 fu l’anno di Trump, ma il 2017 sarebbe stato l’anno dell’anti-establishment europeo.

L’Olanda ha un sistema elettorale proporzionale che favorisce la presenza di numerosi piccoli partiti: alle elezioni se ne sono presentati 28 e ben 13 hanno ottenuto seggi. Il partito che è avanzato di più (arrivando comunque terzo) è stato il “Partito verde di sinistra” (il cui leader ha fisionomia del PM canadese Trudeau). Il vecchio partito laburista – la sinistra tradizionale – ha accusato una rilevante débâcle passando da 38 a 9 seggi sui 150 di cui si compone il parlamento dei Paesi Bassi.

Wilders, detto Mozart per via della capigliatura, è passato da 15 a 20 seggi e guida il secondo partito dei Paesi Bassi, sia pure isolato: non ha affatto perduto, anche se non ha sfondato come si sperava o temeva! Il suo isolamento non fa altro che ribadire il bipolarismo che si sta attuando in tutto il mondo occidentale tra conservatori (i vecchi partiti e/o le vecchie ideologie riverniciate talora di verde) e populisti radicali che nella maggior parte dei casi si rifanno all’estrema destra e spesso a una (ufficialmente non dichiarata) ispirazione fascista.

Dall’Olanda all’Italia
Dall’Olanda si possono prendere alcuni spunti anche per quanto concerne l’Italia e le elezioni locali. Rutte – un conservatore liberale egli stesso di destra, ma non antieuropeista e moderato – ha vinto facendo proprie alcune istanze sollevate proprio da Wilders. È irrilevante che il PM olandese sia un liberale o un socialista. Avrebbe potuto essere l’uno o l’altro indifferentemente, purché avesse alle spalle un partito e un sistema di potere organizzato meglio di quello dei suoi avversari interni: i contenuti non c’entrano nulla se non nella vecchia retorica.

Così, il nostro Renzi o Gentiloni potrebbero dichiararsi socialisti o liberali e nulla cambierebbe: “cambia nome alla rosa e profumerà lo stesso” diceva Giulietta di Romeo. E lo stesso avviene a livello locale: i candidati civici sono i più richiesti perché smantellano le vecchie barricate che li dividono e si uniscono contro il populismo. I partiti meglio organizzati dirigono le operazioni. Tuttavia, il leader dei populisti olandesi non ha mancato di sottolineare la propria vittoria politica avendo costretto il governo ad accettare le sue proposte per timore di una sua affermazione. Il caso del conflitto diplomatico con la Turchia ne è un esempio. E questo è un punto a favore dell’imperfetto sistema democratico che però alla fine in qualche modo funziona.

La storia è dalla parte dei populisti!
Gramsci diceva che “La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”: tra questi ultimi si collocano i vari Wilders, Salvini, Le Pen, Petry. Sarebbe un errore pensare che vittorie occasionali come quella di Rutte in Olanda o di Van der Bellen in Austria consentiranno per sempre la conservazione dello stato attuale: la storia sta dalla parte dei populisti che rappresentano l’esigenza di un cambiamento che va riempito di contenuti costruttivi di un mondo migliore. Se si penserà solo a difendersi, prima o poi si imporranno gli attuali disfattisti e ignoranti. Se si sapranno elaborare nuove idee per un mondo migliore, più sano e più giusto, allora si trasformerà il populismo becero di antica matrice fascista in un nuovo partito del progresso. Che oggi è quasi completamente assente.

Corrado Poli