Ospedale, c’è il grimaldello

Terreni ceduti entro luglio

È un diavoletto che fa le pentole e pure i coperchi, l’avvocato Fulvio Lorigiola, legale di fiducia del sindaco nell’urticante trattativa riguardante i terreni di Padova Est destinati alla costruzione del nuovo ospedale universitario, o meglio, i 17 ettari ipotecati in possesso di Montepaschi Siena e Yanez (la società di cartolarizzazione alla quale Unicredit ha ceduto il credito in sofferenza) che, unitamente ai 38 di proprietà comunale e demaniale, compongono la superficie complessiva. Qual è il punto? A suo tempo i creditori, esposti per 74 milioni con le imprese (fallite) del Consorzio San Lazzaro, hanno pattuito con Palazzo Moroni la donazione dell’appezzamento in cambio di una variante della destinazione d’uso (già approvata) che consentirà di investire senza vincoli percentuali nella tipologia nella quota di 6, 8 ettari rimasta a loro disposizione.

Ora però, allarmati da schermaglie e lungaggini istituzionali (accompagnate dall'”attenzione”, diciamo così, di Procura e Guardia di Finanza), sollecitano a Sergio Giordani la garanzia “blindata” che il complesso ospedaliero sorgerà davvero, pena la svalutazione dei loro beni immobiliari, e a questa subordinano l’atto di cessione.

Il governatore Luca Zaia, per parte sua – pur confermando la volontà di centrare ad ogni costo un obiettivo «strategico per Padova e per l’intera sanità del Veneto» – condiziona l’avvio delle operazioni «all’acquisizione gratuita e totale dell’area promessa», escludendo ogni ipotesi di progettazione a stralci, salvo dichiararsi disponibile ad incontrare i creditori e ribadire la concretezza e credibilità del progetto.

In verità, la rassicurazione tanto attesa riguarda il fatidico Accordo di programma, cioè il complesso e articolato protocollo che sancisce progetti, gare, tempi, contrazione di mutui, spesa, varianti urbanistiche, valutazioni d’impatto ambientale e molto altro ancora. Un atto riassuntivo e conclusivo, più che preliminare, che esigerà – ben che vada – almeno un anno di lavoro all’Azienda ospedaliera (stazione appaltante) con più delibere dell’esecutivo e ripetute votazioni in consiglio comunale e all’assemblea regionale.

Che fare allora? Lorigiola, d’intesa con Luciano Flor (il tenace direttore dell’Azienda) ha suggerito di “spacchettare” il maxi provvedimento in due intese successive; la prima riguarda l’acquisizione dei sospirati terreni da parte del municipio e la successiva donazione a Palazzo Balbi, ed è di agevole definizione stante l’intesa già raggiunta tra le parti, al punto che – se la Regione stringerà i tempi – potrebbe essere perfezionata già nella prossima settimana e in ogni caso concludersi entro luglio, come ventilato peraltro dal sindaco “civico”. Eccolo, il grimaldello capace di scardinare resistenze e perplessità consentendo l’avvio dell’iter. Se così sarà, prima delle ferie estive, verrà finalmente collocato il mattoncino iniziale di un’opera che si profila complessa e impegnativa quanto essenziale (e urgente) per esorcizzare il rischio di arretramento e declino della sanità padovana, più volte, e responsabilmente, segnalato dalla Scuola medica dell’ateneo.

E.P.