Padova, quale futuro?

Ancora incerta la situazione politica in vista delle elezioni

A pochi mesi dalle elezioni che daranno un nuovo governo alla città del Santo, dopo la ingloriosa caduta del Podestà venuto dal contado (Massimo Bitonci), l’unico candidato certo è proprio lui, il defenestrato ex sindaco di Cittadella. Mentre i suoi defenestratori, quelli che nottetempo si erano recati dal notaio per firmare le proprie dimissioni da consigliere comunale anziché sfiduciarlo a viso aperto nell’assemblea cittadina, sono ancora alla ricerca di una figura in grado di contrastarlo. Per carità, di nomi ne sono corsi, eccome.E subito bruciati. Qualcuno (ad esempio il pur autorevole presidente della Camera di Commercio, Fernando Zilio) si è anche autocandidato, salvo far marcia indietro non appena compreso che il rilancio di Padova – dopo il disastro bitonciano – non era praticabile nella perdurante confusione in cui versano i partiti della città euganea.
Tanto pronti a dichiarare l’esigenza di un programma che individui le priorità del nuovo governo cittadino, dal quale poi ricavare l’identikit del candidato sindaco, quanto in realtà già impegnati nelle trattative per un nome che unifichi la maggior parte dei congiurati anti-bitonciani. Come? Con incontri conviviali, pratiche ormai del tutto obsolete. Del resto a che serve indicare le priorità? È in definitiva il nome, il brand, ciò che conta in una campagna di comunicazione, no? E una campagna elettorale è, in fin dei conti, una competizione in cui a fare la differenza è la qualità della “comunicazione”.

E il brand partorito dagli incontri dei vertici renziani del Pd euganeo con i transfughi bitonciani (in primis, l’ex assessore alla sicurezza Maurizio Saia) è di sicuro appeal. Almeno per i tifosi del Padova Calcio, politicamente trasversali. Già, perché Sergio Giordani – ecco il candidato in pectore di Pd e centrodestra ex bitonciano che, nonostante tutto non ha ancora avuto il placet del partito – è stato il presidente che gestì il Padova nelle due effimere stagioni 1994-95 e 1995-96 in cui, dopo 32 anni di assenza, era tornato a militare in serie A. Di più: è presidente di Interporto Padova Spa, una società a capitale pubblico che svolge un ruolo di eccellenza nella logistica nordestina, nonché imprenditore privato a capo di alcune catene di negozi di abbigliamento sportivo, il cui marchio più noto è “Non Solo Sport”. Qualcuno lo ricorda anche come ad di “Aspiag Service S.r.l.”, proprietaria della catena Interspar poi ceduta con notevoli plusvalenze a un gruppo germanico. Insomma, una sorta di Brugnaro patavino.

Piccolo interrogativo: un imprenditore come Giordani, ancorché popolare per il “suo” Padova Calcio, è davvero il personaggio più adeguato a contrastare il ritorno di un politico di carriera quale è indubbiamente Bitonci? L’ex patron del Padova ha indubbia esperienza di consigli d’amministrazione, ma manca quella vecchia scuola associativa che sola permette di affinare capacità di ascolto, mediazione e di compromesso, inteso quest’ultimo come strumento di sintesi e conciliazione tra interessi parzialmente divergenti. E per un imprenditore, quella scuola non può che essere quella delle associazioni di categoria: che il candidato in pectore della trasversale intesa Pd-centrodestra ha, invero, poco frequentato. Certo, uomo di Zanonato, nessuno lo mette in dubbio, ma come dimenticare che, svanita la serie A ha ceduto il Padova ad Alberto Mazzocco, per poi finire a Marcello Cestaro poi a Diego Penocchio che ne hanno decretato il fallimento. Altro problema. L’uomo non avrà (così come Brugnaro) qualche piccolo problemino di conflitto di interessi? Se a lui si deve il primo sasso lanciato che è diventata la frana che ha travolto il calcio, siamo certi che tutto il resto sia a posto? In mezzo, inoltre, dovranno fare i conti con Sposato, patron di Eurointerim, con Crucciato, candidato dei fittiani, con l’immancabile M5S, Pasqualetto e Bianzale, Arturo Lorenzoni e Mario Baccaglini.

Ma è un dettaglio che al Pd euganeo poco interessa: anche perché, pur individuato il candidato, i suoi responsabili si sono affrettati a dichiarare che nulla è ancora deciso, che il confronto con altre forze politiche – ad esempio con la Coalizione Civica promossa da Padova 2020 – è ancora aperto, e che l’ultima parola spetterà agli organi statutari cittadini. Solo melina? È presto per dirlo. L’unica cosa certa è che del programma elettorale, e delle priorità, ancora nulla si sa. Eppure i temi cruciali per il riscatto di Padova sono molti.

È da questi temi, e dal modo di affrontarli, che dovrebbe uscire una candidatura ideale. Indicare chi è difficile, ma un volto nuovo e giovane, di certo, spariglierebbe le carte.

Poi, magari salta tutto: o, meglio, arriva un candidato scomodo. Scomodo per il Pd, e per quella innaturale alleanza con il Centrodestra che sta perseguendo. Girano voci che Flavio Zanonato, già sindaco della città ed attualmente eurodeputato, sia pronto a ricandidarsi qualora quell’alleanza si concretizzi. Bitonci o Giordani, o chi per loro, forse dovrebbero preoccuparsi un po’.

M.A.