PFAS: richiesta di estensione degli screening sui neonati

Denuncia la Consigliera Regionale Cristina Guarda: “Quadro allarmante. Basta rinvii, si proceda subito con il monitoraggio sui nati tra 2002 e 2015”

VENETO. “Ancora una volta la Giunta, pur confermando l’intenzione di monitorare i Pfas nel sangue di bambini e ragazzi già annunciata a inizio dello scorso anno, cerca di prendere tempo e rinvia in modo indefinito un intervento che, alla luce della relazione della commissione parlamentare sulle ecomafie, si sta riconfermando urgente e non più dilazionabile”.

A dirlo è la consigliera regionale Cristina Guarda (Amp), commentando la risposta ad un’interrogazione che chiedeva conto dell’attivazione di uno screening sui bambini nati dal 2013 nella zona rossa, maggiormente esposta ai Pfas. L’esponente vicentina stigmatizza il comportamento dell’esecutivo veneto che invece di dare certezze in merito alle richieste avanzate dal territorio contaminato già dalla scorsa primavera, stride sia con il richiamo della Commissione parlamentare, sia con la necessità di stabilire una volta per tutte, scientificamente, il nesso di causalità tra Pfas e le 4 patologie della maternità e neonatalità che il coordinamento Regionale per le Malattie Rare ha identificato appunto come conseguenza dell’esposizione alle sostanze perfluoroalchiliche.

Guarda, nell’annunciare di aver preparato un nuovo atto da presentare al Consiglio, ricorda i dati diffusi dal Coordinamento che confermano lo studio reso noto alla fine del 2016: “Le donne in gravidanza nella zona contaminata dai Pfas hanno avuto il 49% di probabilità in più di avere una preeclampsia, patologia che può causare anche la morte, e il 69% in più di contrarre diabete gestazionale. Oltre a questo si conferma il rischio maggiore per i neonati di contrarre patologie SGA (piccoli per età gestazionale) e malformazioni neurologiche. Queste osservazioni, datate aprile 2017 – prosegue la Consigliera – non possono che confermare l’urgenza di estendere un monitoraggio a ragazzi e bambini nati dal 2002 al 2015, proprio quelli nati nel periodo preso in considerazione dallo studio che associa le 4 patologie con la contaminazione del sangue da Pfas, così da studiare l’evoluzione dello stato di salute dei soggetti di cui possiamo tracciare la storia sanitaria”.

“Un monitoraggio dunque – conclude – indispensabile sia per evitare che la gravità della contaminazione venga derubricata, sia per individuare precisamente chi assistere con urgenza, sia per consentire una gestione ottimale della contaminazione”.

Sara Zanferrari