Piste ciclabili senza senso

Intervenga la Regione per fermare la follia e l’incompetenza

La competenza per realizzare le piste ciclabili è principalmente dei singoli Comuni. D’altra parte è percepita come una bazzecola – anche in termini di soldi che girano – e pochi se ne curano con serietà. La Regione, che oggi chiede più autonomia, una volta considerava se stessa “ente di programmazione”, ma oggi ha abdicato completamente a questa funzione. In termini concreti avrebbe il compito di dare direttive e sopperire alle mancanze culturali e tecniche dei Comuni. Soprattutto di quelli più piccoli. Per questo motivo (e anche per dimostrare la propria capacità di iniziativa) varrebbe la pena che promuovesse una riflessione che portasse a stabilire direttive certe e precise per la mobilità ciclabile.

Quella urbana, dei grandi centri, può essere elaborata con il concorso delle città – che si spera abbiano tra il personale qualcuno di mediamente competente – ma quella dei numerosi piccoli centri richiede una progettazione qualificata di cui oggi non si dispone. Si tratta di conoscenze giuridiche (codice della strada), organizzative, comportamentali e della comunicazione pubblica. Infine di conoscenze e direttive tecniche, cioè la progettazione materiale, che dovrebbe venire per ultima e che invece non solo precede ogni altra considerazione, ma soprattutto rimane l’unica! I risultati sono evidenti: le piste ciclabili sono usate pochissimo e sono un elemento di risulta della viabilità.

Un esempio, segnalatomi da un’amica e da me verificato personalmente: la pista ciclabile di via Belzoni a Padova, strettissima, pericolosa per le uscite carrabili e soprattutto lungo la linea dei tombini per lo scolo dell’acqua che la rende di fatto impercorribile. Per di più affiancata da parcheggi e ancor peggio da molti scambiata per parcheggio. Non so quanti incidenti siano successi, ma sicuramente è un luogo pericoloso e ansiogeno se la si vuole percorrere davvero. In effetti nessuno la percorre!

Se questo succede a Padova, un tempo all’avanguardia nella mobilità ciclabile, figurarsi la competenza del piccolo Comune il cui geometra si occupa da sempre di concessioni edilizie e al più di riparare le buche nelle strade!
Nella programmazione delle piste ciclabili occorre anzitutto fare passare la mentalità che non si tratta di viabilità residuale. Inoltre, è fondamentale riflettere sulle velocità di chi le usa: spesso sono invase da pedoni e rese pericolose o scomode poiché questi infastidiscono i ciclisti e viceversa. Inoltre, nel realizzarle e nel pianificarle va considerata la presenza di due componenti di utenti importanti per la sicurezza: i ciclisti sportivi e le biciclette a pedalata assistita.

La velocità di questi non è paragonabile a quella di chi usa la bicicletta per brevi spostamenti – fare la spesa, andare a scuola o al lavoro ecc. – e non ha senso mischiare gli usi. Tra l’altro i ciclisti sportivi e le biciclette a pedalata assistita sono molto pericolose nel traffico attuale e con le attuali norme molto carenti. Una bicicletta a pedalata assistita va considerata un veicolo a motore o una bicicletta? Si può pensare di procedere a 30K all’ora sulle attuali piste ciclabili?
L’appello quindi è un’iniziativa della Regione per regolare la mobilità ciclabile che al momento nel Veneto a insediamento diffuso e nelle città è gravemente carente dal punto di vista dell’uso e della sicurezza.

Corrado Poli