I privati: garanzie sul progetto del policlinico prima di cedere la proprietà

Palazzo Moroni: rispettate il contratto. Il Comune pronto a far causa alle banche

È una commedia degli equivoci dal lieto fine per nulla scontato. Ci riferiamo ai fatidici 120 mila metri quadrati di San Lazzaro, la frazione privata dei complessivi 55 ettari destinati alla costruzione del nuovo policlinico universitario. Già proprietà di un consorzio di imprese d’investimento e poi ipotecati, ora rientrano nelle disponibilità delle banche creditrici Unicredit e Monte dei Paschi di Siena (con la prima lesta a cedere la sua sofferenza alla società di cartolarizzazione Yanez) che a suo tempo hanno pattuito la cessione gratuita di questi terreni all’amministrazione comunale, previa una variante urbanistica – già adottata – che consentirà loro di realizzare nell’area rimanente (68 mila mq) manufatti commerciali e residenziali-direzionali senza vincoli percentuali nelle tipologie prescelte.

Tutto bene, si dirà. Invece no. Perché gli istituti, esposti nell’operazione per una settantina di milioni, hanno confermato al commissario liquidatore Simone Salata la disponibilità alla donazione, condizionandola però alla «garanzia» che nel sito sorgerà davvero il nuovo ospedale. In caso contrario, rimarcano i proprietari, il valore della superficie crollerebbe, vanificando l’obiettivo di recuperare le risorse investite. La sortita non è stata accolta favorevolmente a Palazzo Moroni.

Presto il sindaco Sergio Sergio Giordani e il vice Arturo Lorenzoni ne discuteranno con l’avvocato Fulvio Lorigiola; il civilista, incaricato di gestire la spinosa vertenza, è convinto si tratti una pretesa inaccettabile: «L’intesa contrattuale a suo tempo sottoscritta tra Comune e Consorzio San Lazzaro non prevede clausole o condizioni ulteriori, va semplicemente applicata», il suo pensiero. Che, in assenza di un accordo, potrebbe spingere la politica ad intraprendere un’azione di tutela, in forma di ricorso al Tar ai sensi dell’articolo 2932 del codice civile che prevede l’«esecuzione specifica dell’obbligo di concludere un contratto».

Certo si tratta di un’opzione drastica: il ritmo lento della giustizia amministrativa, anche in caso di sentenza favorevole, allungherebbe ulteriormente, di un anno almeno, i tempi di sblocco delle proprietà ipotecate. Ma c’è un paradosso nella disputa e riguarda la concreta fattibilità della “garanzia ospedaliera” richiesta a fronte della cessione: aldilà dei proclami, l’unico impegno stringente possibile è rappresentato da un Accordo di programma messo a punto dalla Regione e condiviso dal tavolo istituzionale (Azienda ospedaliera, municipio, Università, Iov, Provincia), un percorso articolato che prevede più atti urbanistici.

Ma il governatore Luca Zaia – ecco il punto – ha dichiarato che non muoverà un dito in assenza dell’avvenuto «passaggio di proprietà in forma gratuita della totalità dell’area promessa», escludendo sul nascere ogni ipotesi di avvio della costruzione “a stralci” sulla porzione di superficie (380 mila mq comunali e demaniali) immediatamente disponibile; nell’occasione, il leghista ha ricordato, una volta ancora, come la suddetta donazione, assicurata da Massimo Bitonci e ribadita poi dal successore, abbia costituito un fattore decisivo, sul piano della convenienza economica, nell’adozione del sito Est a scapito della destinazione Ovest individuata in precedenza.

Che altro? La speranza è che si raggiunga un qualche accordo bonario capace di scongiurare l’impasse; il timore è che riprenda l’estenuante gioco dell’oca che ha scandito gli ultimi anni, con gli esiti deprimenti già denunciati dalla Scuola di medicina dell’ateneo.

Giuliana Lucca