«Per promuoverci voleva far sesso»

VENEZIA Un dirigente della Regione Veneto sospeso dal servizio per 4 mesi, su richiesta della Procura di Venezia, perché accusato di gravi reati che avrebbe commesso nell’esercizio delle sue funzioni. Antonio Bonaldo, 62 anni, di Mirano, in servizio nel settore Ricerca e innovazione, da ieri non è più al lavoro, con lo stipendio sospeso: il pm Giorgio Gava lo accusa di atti sessuali e tentata concussione ai danni di 4 dipendenti regionali a tempo determinato, tutti uomini, ai quali avrebbe chiesto prestazioni sessuali in cambio di prospettive di lavoro o avanzamenti di carriera. I denuncianti hanno riferito agli inquirenti di aver respinto le offerte a sfondo sessuale, ma hanno raccontato di essere stati oggetto di toccamenti da parte del dirigente.

Bonaldo, difeso dall’avvocatessa Patrizia Vettorel, ha respinto con decisione ogni addebito, negando categoricamente di aver mai riservato attenzioni sessuali a dipendenti della Regione. Quasi certamente il suo legale presenterà ricorso al Tribunale del riesame, anche per poter accedere alle carte dell’inchiesta al fine di predisporre un’adeguata linea difensiva. Non è escluso che decida anche di avviare una serie di indagini difensive per cercare elementi a conferma dell’infondatezza delle accuse. Il dirigente è a fine carriera e aveva già programmato di andare in pensione a breve, dopo 40 anni trascorsi a negli uffici di Palazzo Balbi, prima nel settore del Personale, tra il 1979 e il 1983; poi in quello del Territorio, fino al 1987; quindi nel Turismo fino al 2007. «C’è qualcuno che mi vuole rovinare», si sarebbe sfogato Bonaldo con persone a lui vicine, giurando di essere letteralmente caduto dalle nuvole di fronte al giudice che lo ha convocato qualche giorno fa al Palazzo di giustizia per interrogarlo, come stabilito dal codice prima di poter emettere la misura interdittiva.

A far scattare l’inchiesta è stato inizialmente il racconto di un dipendente, che si è rivolto al responsabile anticorruzione regionale; successivamente si sono aggiunte le denunce di altri tre dipendenti, tutti assunti con contratto a tempo determinato ed è stata informata la Procura, che ha proseguito gli accertamenti, raccogliendo testimonianze e riscontri. Il primo degli episodi finiti sotto accusa risale al periodo compreso tra il 2011 e il 2012, L’ultimo allo scorso anno. Gli investigatori invitano tutte le persone che possano essere a conoscenza di elementi utili all’inchiesta a rivolgersi alla Procura di Venezia.

I reati contestati al dirigente sono particolarmente gravi: l’articolo 609 bis del codice penale (violenza sessuale) punisce con la reclusione da 5 a 10 anni chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi. La concussione (articolo 317 del codice penale) prevede pene da 6 a 12 anni per il pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità. Nel caso specifico viene contestato un reato tentato. Nelle prossime settimane la Procura dovrà tirare le fila dell’inchiesta.

A.V.