Pubblicare online foto di veicoli che commettono infrazioni. Si o no

Il numero di targa di un autoveicolo è un dato personale e, in quanto tale, non può essere pubblicato o altrimenti diffuso da privati senza il consenso espresso del titolare, anche nel caso in cui il fine sia quello di denunciare il fatto illecito altrui.

Il Codice della privacy definisce infatti come “dato personale” «qualunque informazione relativa a persona fisica, identificata o identificabile, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione». Dato personale è quindi non soltanto l’informazione che identifica direttamente una persona (come ad es. il nome o l’immagine), bensì anche qualunque altro elemento informativo che sia riferibile ad una identità personale e che consenta, anche indirettamente (ad es. attraverso un database), di risalirvi, proprio come accade con le targhe degli autoveicoli.

In casi simili il Garante per la protezione dei dati personali ha giudicato illecita la condotta di un quotidiano che era solito pubblicare le fotografie di autoveicoli parcheggiati irregolarmente, così come quella di un condominio che affiggeva nella bacheca comune l’elenco delle targhe e le foto degli autoveicoli dei condomini che violavano il regolamento interno sull’utilizzo dei parcheggi.

In entrambe le occasioni il Garante ha richiamato il rispetto del principio di pertinenza e non eccedenza nel trattamento dei dati rispetto alle finalità perseguite, poiché le finalità lecite del quotidiano e del condominio potevano essere efficacemente perseguite anche evitando la pubblicazione delle targhe: nel primo caso oscurandole, nel secondo caso inviando a ciascun condomino una comunicazione personale di diffida.

Nel primo provvedimento la condotta del quotidiano è stata giudicata illecita poiché nonostante la legge consenta ai giornalisti il trattamento di dati personali anche in assenza del consenso dell’interessato, la pubblicazione delle targhe automobilistiche non poteva essere considerata essenziale in relazione alla finalità di informare il pubblico sul malcostume di alcun utenti della strada.

 Il diritto di manifestare pubblicamente la propria riprovazione per i comportamenti altrui non conformi alla legge e alle norme della civile convivenza non legittima, infatti, la “pubblica accusa” rivolta a persone identificate o identificabili quali autori delle infrazioni. L’accertamento di tali condotte infatti, spetta esclusivamente alle autorità competenti, la cui eventuale inerzia non giustifica una supplenza da parte dei privati.

Richiamando i principi di pertinenza e non eccedenza, la comprensibile e pur condivisibile volontà di denunciare pubblicamente il malcostume di alcuni utenti della strada non necessita che questi siano anche identificati o identificabili pubblicamente. Affinché la pubblicazione di simili documenti permanga all’interno dei confini di liceità, è pertanto necessario provvedere, prima della pubblicazione, all’occultamento di ogni dato personale (targa, ritratti di persone ecc.).

Al contrario, inviare le fotografie alle autorità competenti, al fine di segnalare le infrazioni altrui, è condotta lecita. L’invio esclusivo e riservato alle autorità amministrative competenti costituisce infatti esercizio della facoltà, riconosciuta ad ogni persona, di segnalare gli illeciti di cui sia venuto a conoscenza. Si tratta di comunicazione di dati altrui ad amministrazioni pubbliche, in quanto tali obbligate alla riservatezza e all’utilizzo degli stessi nei limiti imposti dalla legge.

In caso di diffusione illecita di dati personali altrui da parte di soggetti privati si incorre in tutti i casi in responsabilità civile, che fa sorgere l’obbligo di rimuovere le immagini e di risarcire il danno al titolare dei dati. L’illecito è invece di natura penale quando si provi che la pubblicazione aveva il fine di ottenere un profitto o di provocare ad altrui un danno.

Avv. Stefano Chiaromanni, foro di Venezia