Quando l’eredità rischia di diventare un danno.

Quando non si sa come comportarsi

Ci occupiamo oggi di successioni per causa di morte e, in particolare, delle eredità svantaggiose.

Ciò vale sia per la successione legittima, quando cioè l’eredità si devolve in assenza di un testamento, sia per quella testamentaria, allorché sia stata lasciata una valida scheda testamentaria.

In tali casi, l’erede ha la duplice facoltà di rinunciare all’eredità o di accettarla con beneficio d’inventario.

Ciò non vale, però, per il cosiddetto “legato”: l’assegnazione di un bene determinato, non considerato come quota dell’eredità, si acquista, infatti, senza bisogno di accettazione.

Ai sensi dell’art. 519 cod. civ., la rinuncia all’eredità deve avvenire con dichiarazione ricevuta dal Notaio o dal Cancelliere del Tribunale del luogo di ultima residenza della persona deceduta. La stessa forma si rende necessaria anche per la procura a rinunciare all’eredità.

La rinuncia non ammette condizioni o termini, che si considererebbero non apposti, e può essere revocata finché non si prescrive il diritto di accettazione, ovvero in 10 anni.

Le rinunce all’eredità vengono conservate nella seconda parte del “Registro delle Successioni” conservato presso ogni Tribunale, prima delle eredità giacenti.

Nella prima parte dello stesso Registro si trovano, invece, le accettazioni con beneficio d’inventario, che vanno poi trascritte, entro un mese, nei registri immobiliari. L’accettazione beneficiata consente, con una dichiarazione formale anch’essa ricevuta da un Notaio o da un Cancelliere, di accettare l’eredità, ma mantenendo separati i patrimoni del defunto e dell’erede. Chi si trova già in possesso dei beni ereditari ha solo tre mesi di tempo per accettarli con il beneficio.

Alcuni soggetti, tra cui i minori di età, gli interdetti, gli emancipati e gli inabilitati, sono obbligati ad accettare l’eredità con il beneficio di inventario.

 

Stefano Chiaromanni

Avvocato del Foro di Venezia

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