Quelli della frontiera

Cosa succederebbe se il Bel Paese si ritrovasse con l’erba meno verde del vicino? Cosa mai accadrebbe se un bel giorno qualcuno scoprisse di esser più valorizzato (professionalmente e personalmente) altrove? Quali sarebbero le conseguenze se il mercato del lavoro piano piano scivolasse sempre più in un pasticciato guazzabuglio di finte partite IVA, CO.CO.CO. mascherati e sottostipendi figli di un “vedrai che col tempo…”?
Riprendendo la frase di un vecchio spot “Perché io valgo” ogni sano di mente opterebbe per la scelta di…cambiare aria.

E’ purtroppo in un contesto tale e quale a quello descritto che s’inserisce l’ennesima (sempre e comunque sterile) polemica sui frontalieri diretti quotidianamente in Svizzera e che, secondo stime attuali, ammonterebbero a quasi 65.000 unità (in aumento del 3,65% nell’ultimo anno).
In fin dei conti non ce lo diciamo quotidianamente che i nostri professionisti sono preparati, hanno inventiva, sanno comunicare bene e bla bla bla? Non dovrebbe quindi stupirci un fenomeno che, in fin dei conti, non è così dissimile alla “fuga dei cervelli” (cervelli che per essere riempiti sono costati cifre da capogiro e che qualcuno ha preferito denigrare piuttosto che far tornare).

I frontalieri non fanno altro che vendere al miglior offerente le proprie competenze, e il Canton Ticino (la loro meta usuale) ha visto così crescere il suo PIL del 30% dal 2000 ad oggi.
Tutti felici? Purtroppo no: se in Svizzera si registra un aumento della disoccupazione (dichiarato dai partiti anti frontalieri ma non confermato da dati ufficiali) in Italia le difficoltà di reperire personale qualificato si fanno sempre più elevate ed il PIL cresce al ritmo di zero virgola niente all’anno.
Facile capire che urgono riforme in grado di regolamentare un mercato del lavoro alla canna del gas e intervenire in modo efficace per supportare le molte aziende ormai all’ultimo respiro nel loro percorso di crescita, magari incentivando l’impiego di tutti quei manager e professionisti capaci che al Bel (o Ex Bel) Paese hanno già detto “NO GRAZIE”.

 

Marco Garbin