Record di occupati da 40 anni. In calo i giovani senza lavoro

I dati Istat: a novembre i lavoratori salgono a 23,2 milioni, il livello più alto dal 1977. Cresce il numero di donne impiegate. Ma resta al palo la fascia tra i 35 e 49 anni

A novembre si registra il nuovo record storico degli occupati, al top da 40 anni, che aumentano di 345 mila unità. Ma i nuovi assunti sono quasi tutti a tempo determinato. E resta al palo la fascia d’età tra i 35 e i 49 anni, quella che dovrebbe imprimere maggiore propulsione all’economia del Paese. Una buona notizia è il record storico per il tasso di occupazione femminile, che si attesta al 49,2%.

 

 

 

 

Quanto alle fasce d’età, in valori assoluti aumentano soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+396 mila) ma anche i 15-34enni (+110 mila), mentre nella fascia tra i 35 e i 49 anni i lavoratori non solo non aumentano, ma addirittura diminuiscono di 161 mila unità.

Il tasso di disoccupazione si attesta all’11,0%, (-0,1 punti percentuali a novembre rispetto a ottobre): il numero di disoccupati in Italia è calato di 243 mila unità in un anno. Anche la disoccupazione giovanile cala: al 32,7%, in diminuzione di 1,3 punti. Secondo l’Eurostat, si tratta del calo più consistente di tutta l’eurozona. Ciononostante, abbiamo ancora la terza disoccupazione giovanile più alta d’Europa, dopo Grecia (39,5% l’ultimo dato disponibile, che risale a settembre) e Spagna (37,9%). La più bassa si registra invece in Repubblica Ceca (5%) e Germania (6,6%).

Il tasso di disoccupazione scende all’11%, lo 0,1% in meno rispetto a ottobre. Si tratta del livello più basso da settembre 2012. I giovani senza lavoro scendono al 32,7% (-1,3 punti), il minimo da gennaio 2012. E la stima delle persone in cerca di occupazione a novembre diminuisce per il quarto mese consecutivo (-0,6%, -18 mila). Anche qui, bisogna distinguere: la diminuzione della disoccupazione si concentra nelle classi di età più giovani, mentre si osserva un aumento tra gli over 35.

Ma se aumentano i tempi determinati, le retribuzioni diminuiscono? Sembra di no. Gli ultimi dati Istat su questo fronte risalgono al terzo trimestre del 2017 (luglio, agosto e settembre), quando nel settore dell’industria si è registrato un incremento medio della retribuzione oraria dello 0,61% e in quello dei servizi dello 0,66%, con una punta dell’1,68% nelle attività professionali, scientifiche e tecniche.

I dati scatenano la solita polemica in chiave elettorale. «C’è un ennesimo boom dei contratti a termine. Non mi pare che ci siano dati che diano un segno diverso rispetto alla continua precarizzazione del nostro mercato del lavoro», commenta la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. Diametralmente opposta la lettura del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, secondo il quale le riforme «dimostrano di dare slancio al Paese, a cominciare dal Jobs Act», perciò «non vanno smontate ma adeguatamente potenziate».

Per il premier Paolo Gentiloni «il numero di occupati ha raggiunto il livello più alto da 40 anni. E scende anche la disoccupazione giovanile». Ma, sottolinea, «si può e si deve fare ancora meglio. Servono più che mai impegno e serietà, non certo una girandola di illusioni».

Pierluigi Tamburrini