Referendum, slitta la decisione

Slitta ancora la decisione del Tar sulla legittimità del referendum per la separazione di Venezia e Mestre, contestata da Comune di Venezia e Città Metropolitana, che hanno impugnato la delibera di meritevolezza della consultazione, approvata dalla Regione Veneto. L’udienza in calendario è stata infatti aggiornata a data da destinarsi in attesa della formalizzazione di un annunciato, nuovo ricorso. Nei giorni scorsi, infatti, il presidente Luca Zaia ha stabilito la data del referendum – il 30 settembre – e il sindaco veneziano e metropolitano Luigi Brugnaro ha subito annunciato che impugnerà anche quest’ultima delibera della giunta regionale.

«Per quattro volte i cittadini hanno già votato “No”: sono più saggi degli speculatori di turno», ha dichiarato nei giorni scorsi, «meglio una città più grande e più forte o lo spezzettamento per campanili? Devo verificare che una cosa così pesante e per la città sia legittima, poi decideranno i cittadini». «Impugneremo anche la data di indizione della consultazione, per la quale chiederemo in prima battuta la sospensione», spiega così l’avvocato Giuseppe Roberto Chiaia, «lo faremo nella formula dei “motivi aggiunti” al procedimento già avviato davanti al Tar». Il tempo di notificare il nuovo ricorso alle parti e depositarlo in segreteria e i giudici stabiliranno la nuova data per decidere sulla sospensiva (prima) e il merito (poi) della querelle.

La linea dei ricorrenti è che la legge Delrio, che ha costituito le città metropolitane, prevalga sulla legge regionale, per quanto riguarda le procedure sulla separazione del Comune capoluogo e che – quindi – non possa essere la Regione a decidere sulla meritevolezza del referendum e tantomeno la data. I separatisti non sono contrari a questo slittamento, purché una decisioni arrivo entro l’estate.

«Con un procedimento unico, si accelera il processo decisionale dei giudici: la Regione Veneto ha mantenuto equidistanza, purtroppo il comportamento del Comune è stato deplorevole», commenta l’avvocato Marco Sitran, promotore del comitato per la separazione di Venezia, costituito in giudizio, come pure l’avvocato Stefano Chiaromanni per conto del Comitato di Mestre, il sindaco in campagna elettorale aveva sottoscritto l’impegno ad indire il referendum La sentenza 2/2018 della Corte costituzionale ribadisce che i ricorsi pendenti al Tar non possono essere motivo di ritardi dell’indizione dei referendum, nel qual caso la Consulta avoca a sé la decisione: percorsi dilatori e pretestuosi non avranno a meglio sul diritto dei cittadini veneziani ad esprimersi».

A.V.