Ricambio generazionale, un’opportunità tutta da cogliere

Gli anni passano per tutti, nessuno escluso. Ma se spesso questa frase viene percepita in modo negativo cambia diametralmente sfumatura se a pronunciarla è chi, in azienda, festeggia il pensionamento.

E l’argomento è piuttosto caldo in quanto molti dei professionisti che, nelle piccole e grandi aziende produttive del Nord Est, hanno fatto parte delle “prime leve” e che oggi rappresentano i capisaldi aziendali si stanno approssimando all’agognato riposo.

E se per loro la vita si ricolora di un rosa acceso per i datori di lavoro nuvoloni grigi paiono addensarsi all’orizzonte. Si perché, soprattutto nelle posizioni tecniche, manca un adeguato ricambio di professionisti.

Il problema è piuttosto serio e appare aggravarsi: il tasso d’iscrizione agli istituti tecnici e professionali anche quest’anno è calato, a favore dei licei.
In buona sostanza continuiamo a sfornare laureati mentre la forza lavoro specializzata è carente.

Fresatori, tornitori, rettificatori, addetti al finissaggio, elettricisti, progettisti sono solo alcune delle numerosissime figure tecniche che mancano all’appello.

Il paradosso lo si raggiunge poi quando i giovani laureati, di fronte ad un mercato del lavoro saturo, si ritrovano ad accettare lavori generici in produzione: magazzinieri con la laurea; inventaristi col master; promoter col 110 e lode. Tutti formati anche con (molti) soldi pubblici.

E nel frattempo fior fiori di aziende rifiutano commesse o addirittura chiudono per mancanza di manodopera specializzata che i vari istituti tecnici non riescono a fornire.

Ma dove stiamo sbagliando? Stando ai dati raccolti dall’Associazione delle PMI i ragazzi evitano d’iscriversi agli istituti tecnici e professionali in quanto dubbiosi sulle successive opportunità d’inserimento nel mercato del lavoro. L’esatto opposto di quella che è la realtà in sostanza, che fa ovviamente pensare al cronico scollamento fra istruzione e mondo del lavoro.

Usando il gergo informatico il bug sta nella carenza d’informazione su quel che è il mercato del lavoro oggi, in un poco efficace percorso d’orientamento dei ragazzi e in un’analisi delle attitudini e del potenziale probabilmente assente o lacunosa.

Insomma, come spesso, accade tocca alle famiglie rimboccarsi le maniche e provvedere a colmare il gap istituzionale, ma davanti al futuro dei propri figli è bene non lesinare.

Marco Garbin