Per ricordare chi fece tanto perché volle fortemente farlo

DOLO. Sala polivalente della Barchessa di villa Concina gremitissima per l’appuntamento organizzato dalla Camera degli Avvocati della Riviera del Brenta e del miranese con ospiti Luciano Tirindelli, l’uomo della scorta, e Stefano Marina, giornalista e scrittore, che hanno parlato di Giovanni Falcone. L’evento ha visto la partecipazione di 80 giovani avvocati in quanto l’evento era considerato formativo e consentiva l’accredito all’Ordine degli Avvocati.

Dopo l’introduzione dell’assessore alla cultura di Dolo Matteo Bellomo e quello dell’avvocato Stefano Marrone, Luciano Tirindelli ha ricordato quel tragico 23 maggio 1992 quando avrebbe dovuto essere nella macchina di scorta a Falcone ma, invece, a seguito di un cambio di turno, venne sostituito dal collega ed amico Antonio Montinaro che si trovava nell’auto assieme a Rocco di Cillo e Vito Schifani. “Vivo da 25 con il complesso del sopravvissuto. Penso soprattutto al fatto che il collega che mi ha sostituito era solito guidare l’auto lentamente mentre io conoscevo quel tratto di strada e sapevo che era pericoloso e transitavo, visto che era un rettilineo, sempre ad alta velocità per evitare possibili sparatorie.”

Un toccante ritratto umano che è emerso anche di Falcone. “Con noi della scorta era sempre gentile e disponibile, ci faceva sentire uno di loro e quando andavamo nei ristoranti pretendeva lo stesso suo trattamento anche nei nostri confronti. Nei locali pubblici ci andava poco perché la presenza della scorta creava problemi alle persone e per non infastidirle preferiva rinunciarci.” A chi gli chiedeva qualche aneddoto, ha ricordato che con Borsellino era molto amico e che amava collezionare papere. “Solitamente la mattina Borsellino arriva sempre prima di Falcone in ufficio e vista l’amicizia fra i due, andava nel suo ufficio e gli nascondeva qualche papera e poi lasciava un biglietto ‘ se la papera vuoi trovare, la devi cercare’ e Falcone ogni volta reagiva con urla da finto incazzato ma stava al gioco. I due amavano molto stare insieme e spesso, dopo 10-12 ore d’ufficio si ritrovano a cena insieme e parlavano per ore ed ore.”

La serata ed i racconti hanno colpito tantissimo i presenti, anche occhi lucidi nel ricordo di questo personaggio e dell’amico Borsellino. “Una serata di grande impatto emotivo, tanti applausi ed commozione – ha ricordato il presidente della Camera degli Avvocati Marrone – che ha portato delle testimonianze importanti ai giovani avvocati ai quali ho sottolineato come sia fondamentale il senso del dovere ed il senso del diritto nella nostra professione.”

 

 

Sara Zanferrari