Come fare per risolvere un contratto

Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, modificare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.

La risoluzione è un rimedio per sciogliersi retroattivamente dal contratto, la causa di questo non si realizza secondo quanto avrebbero voluto le parti; il contratto risolubile rientra, secondo la teoria preferibile, nella categoria dell’inefficacia. La risoluzione può essere pronunciata nei contratti ancora non eseguiti, per inadempimento della controparte, per impossibilità sopravvenuta o per eccessiva onerosità.

Se una parte di un contratto a prestazioni corrispettive non adempie all’intera propria obbligazione o anche solo ad una prestazione accessoria purché essenziale, l’altra può chiedere al Giudice di accertare la propria “liberazione” o, se chiamata in giudizio, può opporre la relativa eccezione per non essere costretta ad adempiere. La risoluzione può essere pronunciata anche quando la prestazione dell’altro contraente diviene impossibile dopo la stipula del contratto.

Infine, nei contratti destinati ad avere efficacia futura, se, per eventi imprevedibili che superano la normale alea del contratto, una prestazione diventa troppo gravosa, si può chiedere la risoluzione per eccessiva onerosità.

Non vanno confusi con la risoluzione del contratto la rescissione, il recesso, l’annullabilità e la nullità. La rescissione è consentita entro un anno se una parte ha abusato dello stato di pericolo alla persona o di bisogno dell’altra.

Il recesso è il ripensamento che la legge o il contratto permettono in casi specifici. I casi di annullabilità del contratto sono tassativi: incapacità di agire, anche non dichiarata, errore, violenza e dolo. La nullità riguarda, ad esempio, l’assenza di capacità giuridica, di serietà della dichiarazione o di forma richiesta per legge. In ogni caso è necessario rivolgersi ad un Giudice.

Stefano Chiaromanni

Avvocato del Foro di Venezia

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