Quando rivolgersi all’avvocato per un decreto ingiuntivo.

L’ordinamento prevede alcune procedure semplificate e accelerate rispetto ai processi civili ordinari. Il ricorso per decreto ingiuntivo consente, in presenza di prova scritta e di altri requisiti, di tutelare il proprio credito con un metodo più celere, che prende il nome di procedimento monitorio.

A seconda del valore, possono essere competenti il Giudice di Pace (fino a 5.000 €) o il Tribunale (per importi superiori), eventualmente nelle sue sezioni specializzate lavoro, per i rapporti di lavoro, o imprese, per alcuni crediti societari o per appalti pubblici.

Se il Giudice rigetta la domanda può chiedere un’integrazione della documentazione oppure rigettare, con decreto non impugnabile, il ricorso.

Al contrario, il Giudice pronuncia un decreto ingiuntivo, inaudita altera parte, qualora sussistano i presupposti, cioè o vi sia prova scritta per un credito certo, liquido, esigibile ed attuale o si tratti di onorari di avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari, notai.

La giurisprudenza ha considerato prova scritta ai fini dell’emissione di un decreto ingiuntivo le fatture, gli estratti autentici delle scritture contabili, i telegrammi, i fax, i titoli di credito, le polizze e le promesse unilaterali, i provvedimenti giurisdizionali, libri o registri per i crediti della Pubblica Amministrazione, estratto conto per i crediti bancari. Il decreto ingiuntivo può anche essere provvisoriamente esecutivo, nel caso di cambiali, assegni, certificati di liquidazione di banca, atti notarili o di altro pubblico ufficiale, spese condominiali, canoni di locazione, procedimenti cautelari, esecuzione di obblighi di fare o non fare, o qualora il Giudice, richiesto, ravvisi un pericolo nel ritardo.

Il decreto ingiuntivo decide anche sulle spese e dev’essere notificato al debitore entro 60 giorni. Entro 40 giorni dalla notifica il debitore può proporre opposizione.

 

Stefano Chiaromanni

Avvocato del Foro di Venezia

stefano-chiaromanni-1