Rovigo, al via il processo “tanko” bis

15 “Serenissimi”in lotta per l’indipendenza veneta attraverso la costruzione di una ruspa – carro armato

Rovigo. Si è celebrata venerdì scorso la prima udienza “tanko bis” dopo il rinvio a giudizio di 15 imputati, noti come “venetisti”, imputati per il reato di fabbricazione e detenzione illecita di arma da guerra in relazione alla nota vicenda del ritrovamento, in un capannone di Casale di Scodosia nel 2014, di un carro armato “artigianale”.

La vicenda

Le indagini, trasferite per competenza a Rovigo, avevano inizialmente preso il via da Brescia. I fatti avevano destato scalpore già qualche anno fa: nel 2014 i Carabinieri avevano ritrovato in un garage di Casale di Scodosia un carro armato “fai da te”. Secondo gli inquirenti  il gruppo di autonomisti lombardo – veneti aveva intenzione di costituire un’associazione sovversiva volta ad occupare Piazza San Marco e a rovesciare l’ordine costituzionale. Per fare ciò, gli imputati avrebbero cercato di costruire un carro armato “tanko” utilizzando una vecchia ruspa in disuso e cercato di installare sulla cappottina un piccolo cannone artigianale, in grado di sparare proiettili di ferro. Riproponendo così il celebre “tanko” con cui gli stessi “Serenissimi”, nel maggio del 1997, occuparono San Marco e si arroccarono all’interno del campanile, venendo poi arrestati.

La Procura

Secondo la Procura di Brescia – che per prima aveva aperto le indagini – il gruppo di indipendentisti aveva “il proposito del compimento di atti di violenza quali l’occupazione militare di Piazza San Marco in Venezia, diretti a costringere i legittimi poteri pubblici ad acconsentire all’indipendenza del Veneto e di altre regioni del Nord Italia, così determinando uno scioglimento dell’unità dello Stato in violazione dell’art. 5 della Costituzione, con lo scopo di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, procurandosi a tal fine la disponibilità di armi quali un carro armato ed esplosivi, da impiegare assieme ad altri strumenti di offesa in azioni illecite”.

Il processo

Il troncone principale del processo – tanko si è chiuso lo scorso luglio, durante una udienza bollente (non solo a causa della calura estiva), con l’assoluzione di tutti gli imputati in relazione al reato di associazione sovversiva. Un primo colpo alla costruzione accusatoria era stato subito inferto dal difensore degli imputati, l’avvocato Luca Azzano Cantarutti di Adria, che era riuscito a far derubricare l’accusa dal reato previsto dall’art. 270 bis (associazione con finalità di terrorismo) all’art. 270 “semplice” (associazione sovversiva). La perizia balistica sul carro armato aveva inoltre dimostrato – a detta della difesa – come esso fosse più “folkloristico” che pericoloso. Inizialmente gli imputati erano 46. Per 15, in udienza preliminare era già stata pronunciata sentenza di non doversi procedere. I restanti 31 erano stati poi assolti a luglio. A scaldare la giornata estiva in cui si era tenuta l’udienza di assoluzione anche un centinaio di supporter dei venetisti, arrivati da tutta la Regione per sostenere gli imputati con cori e bandiere di San Marco.

Semplici istanze autonomiste o vera e propria associazione sovversiva? Le opinioni

«Abbiamo sviscerato molti aspetti di questa vicenda, che è tutt’altro che semplice», ha dichiarato il difensore, Azzano Cantarutti. «Sotto giudizio – ha continuato – è il diritto di esprimere delle idee». L’avvocato ricorda che non ci sono stati né atti violenti, né morti, né feriti, né danni e che oggetto di un processo penale è stata la possibilità di un gruppo di cittadini di fare propaganda politica, possibilità che, in uno stato liberale e di diritto, deve sempre essere garantita. «Associarsi per rivendicare il diritto dei veneti all’indipendenza non costituisce reato poiché rientra nell’ambito di una lotta politica lecita laddove compiuta senza l’utilizzo di mezzi violenti», afferma ancora il difensore. «Discutiamo – aveva sostenuto ancora Azzano Cantarutti, all’esito dell’udienza estiva – della possibilità, per alcune persone che rivendicano l’indipendenza del Veneto, di propagandare queste idee, di farle circolare in assenza di metodo violento. E le idee, in uno stato liberale – aveva concluso il legale – non si possono processare».

«Quello che lo Stato Italiano sta facendo nei nostri confronti – sostiene il Segretario del Comitato di Liberazione Nazionale Veneto, Maurizio Bedin – è una pura e semplice repressione politica». Questo processo rappresenta – sempre secondo Bedin – una forma di soppressione delle idee e della volontà popolare di ricerca della propria identità storica e culturale. Sui social network, intanto, infiamma la discussione, pure con toni di simpatia: «Ci voleva una bella fantasia per considerarli dei sovversivi». «Ma l’avete vista bene la foto? Sembra un carro di carnevale». «4 anni di udienze quanto sono costati ai contribuenti e agli imputati? E non è ancora finita».

Il processo bis

No, ancora non è finita. Archiviato con l’assoluzione di tutti gli imputati il procedimento relativo al reato di sovversione dell’ordine costituzionale, è ora il momento – per il Tribunale polesano – di vagliare la diversa accusa, sollevata dalla Procura della Repubblica di Rovigo, del reato di fabbricazione e detenzione di armi, previsto e punito dall’art. 697 c.p.

«Gli imputati sarebbero responsabili – sostiene infatti la P.M. Sabrina Duò – anche per la fabbricazione di una sorta di cannoncino e di due proiettili in ottone al piombo».

Ora, in una gelida giornata di gennaio, gli indipendentisti veneti sono accorsi nuovamente davanti al Tribunale di Rovigo per dare supporto ai 15 compagni coinvolti nella costruzione del carro armato “home made”: «La giustizia italiana ci vuole tenere nella graticola per sfiancarci – afferma, alla testa dei manifestanti, il “Serenissimo” Flavio Contin, 76 anni, imputato, già tra i capi del gruppo che nel ‘97 fa assaltò il Campanile di San Marco – ma alla fine saremo noi a sfiancare la giustizia italiana, questo è poco ma sicuro».

Il processo deve ancora entrare nel vivo: lo scorso venerdì si è tenuta un’udienza tecnica e il dibattimento è destinato ad accendersi più avanti. L’unico imputato rodigino è Marco Ferro, 52 anni, residente ad Arquà Polesine. Fra gli altri veneti vi sono: Flavio Contin, di Casale di Scodosia (che aveva partecipato anche al famoso blitz sul campanile del ’97), il gemello Severino, residente a Urbana; Luigi Massimo Faccia, 64enne di Agna; Sergio Bortotto, 57 anni, nato a Vicenza ma residente a Villorba; i veronesi Luca Vangelista, Andrea Meneghelli, Tiziano Lanza, Corrado Turco e Antonio Zago. L’udienza è stata rinviata al prossimo 15 marzo.

Nel frattempo, le bandiere di San Marco sventolano fiere di fronte al Palazzo di Giustizia di via Verdi, mantenendo sempre attuale e discusso – pur se con toni particolarmente accesi – il tema fondamentale dell’indipendenza del Veneto.

Pierfrancesco Divolo