Rovigo, dimissioni del Consiglio Comunale: cade il “sindaco re”

A fine gennaio Bergamin aveva azzerato la Giunta Comunale. Ora le elezioni a maggio

Rovigo dimissioni consiglio comunale

Rovigo. Dopo un paio di mesi a dir poco burrascosi, termina l’esperienza di Massimo Bergamin alla guida del Capoluogo della Provincia polesana. Si dimette l’intero Consiglio Comunale e anche il “sindaco re“, come era stato soprannominato, è costretto ad abbandonare l’incarico. Le prossime elezioni saranno a maggio.

Le ultime sulla vicenda

Nella notte del 21 febbraio scorso i Consiglieri Comunali di Rovigo – 22 su 32 – hanno deciso di presentare formalmente le loro dimissioni di fronte al Segretario Generale del Comune Maria Cristina Cavallari sancendo così, per legge, la caduta dell’amministrazione comunale di centro-destra prima del termine naturale del mandato.

Fondamentale lo scacco inferto dai Consiglieri della Lega (6 su 8 hanno sottoscritto le dimissioni). Nei giorni scorsi questi stessi consiglieri si erano rifiutati di sottoscrivere una lettera di “fedeltà” a Bergamin, manifestando la propria sfiducia.

La presentazione delle dimissioni dei Consiglieri comunali di fronte al Segretario Generale mette la parola fine ad una vicenda complessa, cominciata all’inizio dell’anno, e culminata il 31 gennaio scorso. Quando il primo cittadino leghista ha ritirato le deleghe a tutti i suoi 8 assessori, azzerando di fatto la giunta.

Da quel giorno e per quasi un mese, Bergamin ha governato la città da solo.

Rovigo dimissioni consiglio comunale

L’azzeramento della Giunta

La decisione era maturata dopo che la maggioranza di Bergamin (Lega, Forza Italia e gruppo consiliare Obiettivo Rovigo) lo aveva messo con le spalle al muro, chiedendogli di ridisegnare la Giunta visti quelli che – nell’opinione del direttivo consiliare – erano risultati piuttosto scarsi, soprattutto per quanto riguarda i settori Lavori Pubblici e Urbanistica.

«Nel frattempo ho fatto tante cose», aveva sostenuto Bergamin. «La città non è ferma. Sto lavorando alacremente con gli uffici per disporre il bilancio previsionale, ho ridotto la Tari del 5% rimettendo in circolo 400mila euro in città, ridotto del 2% le tariffe dell’acqua». Il primo cittadino, stando alle dichiarazioni rese dopo qualche giorno l’azzeramento degli assessori, non sembrava molto preoccupato.

«La giunta verrà ricomposta il prima possibile», aveva chiarito il Sindaco, affermando anche che «L’azzeramento non ha nulla di personale». La decisione di sciogliere la Giunta non ha consistito, secondo Bergamin, in una sanzione nei confronti dei suoi (ex) collaboratori, ma si è basata su valutazioni particolari e ha avuto la funzione di perseguire con efficienza il programma politico e di rilanciare l’azione amministrativa nell’interesse pubblico.

Cosa dice la legge

Bergamin è piuttosto incline al cambiamento – 5 rimpasti in meno di 4 anni – ma non può governare da solo e deve piegarsi alla legge sovrana.

Il Testo Unico degli Enti Locali non pone un limite temporale per la ricostituzione della Giunta comunale. Invece lo Statuto – legge fondamentale del Comune – stabilisce un massimo di 15 giorni, ma non prevede particolari sanzioni in caso di violazione della tempistica. Data la difficoltà a trovare una regola applicabile, i funzionari del Comune avevano chiesto anche l’aiuto dell’ANCI.

Massimo Bergamin non si è dimesso, ma lo ha fatto il Consiglio Comunale. Ora la strada obbligata è commissariare il comune e andare alle elezioni.

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Le dimissioni dopo tre anni e mezzo

Gli elettori avevano premiato Bergamin il 14 giungo 2015, preferendolo nel ballottaggio alla candidata del PD, Nadia Romeo.

Ma Bergamin non è l’unico sindaco del capoluogo polesano a cadere prima della scadenza naturale del mandato. In passato anche Bruno Piva non aveva concluso il compito amministrativo per il quale era stato eletto. Il precedente sindaco di centrodestra, infatti, vincitore nel 2011, era stato mandato a casa dopo che tutti i membri della Giunta si erano dimessi davanti al notaio.

Il commissariamento e le elezioni

Intanto, dopo ben 22 giorni senza esecutivo, a Palazzo Nodari è pronto ad insediarsi Nicola Izzo, commissario prefettizio. A ricoprire le funzioni vicarie sono stati chiamati anche i vice Prefetti Antonello Roccoberton e Luigi Armogida.  L’incarico è stato comunicato meno di 24 ore dopo l’uscita di scena di Bergamin ed è già stato siglato dal Prefetto Maddalena De Luca.

E così i rodigini si recheranno alle urne in primavera, probabilmente il 26 maggio, in concomitanza con le elezioni europee, per scegliere il nuovo Sindaco e il nuovo Consiglio. In Polesine si prospetta una primavera bollente.

Pierfrancesco Divolo