Segre per il No, Bellati per il Si

Riportiamo la risposta  da parte del Movimento Venezia Autonoma (a firma Cesare Peris, Gian Angelo Bellati, Tullio Galfrè e Francesco Duse) alla lettera di Giuliano Segre.

Sempre con stupore leggiamo l’ennesima lettera del Prof. Giuliano Segre contro la creazione dei due Comuni di Venezia e Mestre. Egli afferma  che da piazza barche a Prato della Valle ci si  va in mezz’ora ed è come se fossimo una unica città….. Ma su questo anche chi vuole il referendum per la creazione dei due comuni è d’accordo, tutto il Veneto è come una grande Città metropolitana, corrispondente, come abitanti, a quelle di tanti Paesi europei (4-5 milioni di abitanti). Tanto che alcuni di noi si son sempre domandati a cosa serviva la Città metropolitana di Venezia se esiste già la Regione del Veneto. In altre epoche si parlava di creazione di nuovi enti, ma c’erano i soldi per farli . Oggi, invece,  che i soldi non ci sono, sembra che ci siano sovrapposizioni inutili e moltiplicazioni di enti inutili.

Ma prendiamo gli aspetti positivi della Città metropolitana: essa prevede un coordinamento dei comuni facenti parte del proprio territorio di competenza e, in base al comma 22 art.1 della legge c.d. Delrio, l’articolazione “del territorio del comune capoluogo in piu’ comuni”.

Non si capisce quindi dove sta il problema di cui parla Giuliano Segre. Anche perché egli sa bene che i trasporti non sono gestiti da un singolo Comune, ma da Aziende sovra comunali e, a volte, sovra regionali.

Aggiungiamo noi che, se gli Amministratori della Città Metropolitana volessero rispettare le regole e lo spirito sotteso alla legge Delrio, il Referendum per assurdo sarebbe inutile farlo, perché gli Ammistratori attuali dovrebbero procedere “de jure” all’articolazione del comune capoluogo in più comuni.

Ma su un punto fondamentale egli è ancora meno comprensibile nei ragionamenti che ci propone: Venezia non presenterebbe caratteri di specialità nei confronti delle altre realtà contermini. Ecco , qui vediamo il classico provincialismo autoctono, non riconoscere le specificità che tutto il mondo riconoscono ad una Città unica con problemi unici assolutamente diversi da quelli di ogni altra città vicina e lontana. Ma quali altri città hanno il problema dello scavo dei canali, delle fondamenta di case vecchie di secoli che crollano nei canali, del restauro complesso e costoso degli edifici immersi nell’acqua e poggiati su palafitte, del trasporto esclusivo via barca, delle rotture di carico, delle grandi navi, dell’acqua alta, dell’esodo della popolazione, dell’invasione del turismo di massa, ecc ecc

Non riconoscere queste specificità è di chi o non risiede abitualmente nella Venezia insulare, o  di chi non viaggia per conoscere e distinguere, o di chi ha altri fini rispetto a quello di salvare l’unicum veneziano. Tipo la paura di rompere un sistema di potere e di sfruttamento che ha contraddistinto la gestione di questa città negli ultimi 40 anni e, magari, di cui ha fatto parte.

Ecco, noi questo sistema vogliamo superarlo, stiamo ragionando per il bene supremo della nostra Città, per evitare lo sfruttamento turistico e l’esodo degli abitanti, per favorire la residenza degli abitanti, ma anche delle imprese, per risolvere i problemi quotidiani dei residenti con una Amministrazione comunale ad essi dedicata.

Non ne possiamo più risentirci dire che i problemi si risolvono restando uniti in un grande unico comune! Dopo più di 40 anni di decadenza e di crisi non possiamo continuare a farci prendere in giro!

Cesare Peris, Gian Angelo Bellati, Tullio Galfrè e Francesco Duse