Separati in casa, le prospettive sul lavoro

Riflessioni sulle possibili (o impossibili) conseguenze della separazione fra Venezia e Mestre

Si avvicina a passi veloci l’ennesimo (il quinto) referendum per proclamare Mestre comune, svincolando la “terraferma” dall’”acqua” anche dal punto di visto politico, oltre che fisico.
Le ragioni sono molte e spaziano dal mero aspetto economico a quello legato all’identità culturale mestrina, che potrebbe (a detta di molti) ritrovare slancio.
I più temerari sostengono inoltre che Venezia stessa trarrebbe giovamento “perdendo” la terraferma, potendo così concentrare risorse e attenzioni necessarie per salvaguardare al meglio la sua unicità.
Ma quale potrebbe essere l’impatto di una separazione come quella che appare annunciata sul mercato del lavoro?
E’ molto difficile azzardare delle ipotesi e, ad una prima analisi, verrebbe da dire: nessuno.
Ma pensandoci e ripensandoci alcune sensazioni affiorano e trovano consistenza, ben lungi comunque da voler rappresentare un’indicazione su quale sarebbe il miglior o peggior risultato nel referendum.

Se ad un primo impatto la perdita del prestigio di Venezia potrebbe essere considerata svantaggiosa, Mestre ed i territori della terraferma potrebbero addirittura trarne vantaggio: la forte vicinanza con la Serenissima infatti, associata ad un miglioramento della rete di trasporti pubblici che potrebbe essere logica conseguenza di un processo di potenziamento dedicato al nuovo comune, renderebbero estremamente appetibili i territori della terraferma a tutti quelli attori economici che preferiscono al prestigio della città lagunare la comodità della città più tradizionalmente intesa. E si parla quindi di aziende, professionisti, istituzioni, associazioni, oltre che di turisti o lavoratori trasfertisti, che già per necessità o scelta  popolano l’entroterra veneziano ma che potrebbero crescere esponenzialmente, soprattutto se il nuovo comune saprà approfittare della nuova identità per migliorarsi e dotarsi di servizi utili a vivere in modo sano, divertente e smart il territorio. Il progetto della nuova Ca’ Marcello è un esempio che spiega, anche se solo in parte, ciò che intendo dire.
La stessa Venezia potrebbe al contempo avvantaggiarsi di un partner divenuto forte, in quanto in grado di “sgravarla” dal numero eccessivo di turisti che quotidianamente la affollano e che potrebbero trovare in Mestre (e non solo) un polo attraente dove passare il “resto della giornata”.
Dal punto di vista lavorativo va da sé che l’aumento di servizi e l’arrivo di nuovi player generi nuovi posti di lavoro, ma parallelamente innesca un circolo virtuoso dovuto ai nuovi business strategici che attorno a questi fioriscono.
Un bel progetto realizzabile se tutte le parti in causa daranno il loro contributo, e del quale il nostro tessuto economico avrebbe un grande bisogno.

Marco Garbin