Sindaco, donna e mamma. Storie di parità di diritti

Silvia Susanna, sindaco di Musile di Piave si racconta a Il Sestante News

“Ma chi te lo ha fatto fare?” E’ questa la domanda più frequente che mi viene posta da quando ho deciso di fare il sindaco.
In molti si chiedono perché una donna con una buona carriera professionale alle spalle, con una famiglia vera e che potrebbe ritenersi soddisfatta della vita, si sia messa in testa di fare il sindaco. Di questi tempi poi!
La mia risposta è sempre la stessa: sono una persona che ama affrontare nuove sfide e ho deciso di mettere a disposizione della comunità la mia esperienza e la mia professionalità e la mia sensibilità femminile per dimostrare che anche una donna può amministrare e farlo bene.

Sicuramente a differenza di un uomo, una donna con un incarico di responsabilità è guardata a vista e deve essere molto più brava degli altri perché se sbaglia, sbaglia perché è donna ma è altresì vero che ciò che contraddistingue una donna che amministra è la tenacia nell’affrontare i problemi e soprattutto una maggiore sensibilità nel risolverli. Sotto questo aspetto posso dire che la mia porta è sempre aperta e quello e ciò che mi arricchisce è ascoltare le difficoltà che incontrano i miei concittadini e che si rivolgono al “Sindaco” per avere qualche consiglio, qualche aiuto o solo per il bisogno di essere ascoltati.
Inevitabile inoltre è il confronto con i colleghi maschi che mi hanno preceduto, confronto che nella maggioranza dei casi è inutile innanzitutto perché ciascuno affronta il ruolo con un proprio metodo, in secondo luogo perché anche i luoghi di frequentazione della “piazza” sono necessariamente diversi. Un sindaco donna è improbabile che frequenti abitualmente il bar o lo stadio del calcio ma sarà sicuramente più attenta ai problemi della scuola o più in generale della famiglia avendo più possibilità di interloquire con le mamme o con le signore mentre fanno la spesa.

Dalla mia esperienza lavorativa e da quella di Sindaco ritengo che per le donne le pari opportunità, la pari dignità, siano ancora lontane da venire per ancestrali pregiudizi ancora duri a morire

Ma le donne che accettano di mettersi in gioco sanno che devono andare fino in fondo, superando i pregiudizi e le difficoltà perché solo così potranno essere da stimolo alle tante donne non ancora pienamente consapevoli delle loro potenzialità. Ritengo inoltre che non siano e non possano essere “le quote rosa” a dare pari dignità alle donne ma solo l’impegno e la dimostrazione da parte di quest’ultime di meritare dei ruoli di prestigio per le proprie capacità piuttosto che per un’imposizione legislativa.

Silvia Susanna, Sindaco di Musile di Piave

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