Smart working: chimera o futuro?

Come un fulmine a ciel sereno (via, e’ un modo di dire, fossero tutti cosi’ i fulmini!), in quella che nelle menti italiane e’ sinonimo di rigidità all’ennesima potenza, ovvero la Pubblica Amministrazione, irrompe con la Direttiva Madia lo Smart Working, al 10% entro 3 anni e poi…ho la pelle d’oca solo a pensarci.
E se in un contesto che di smart ha ben poco ci si attende un aumento della produttività medio del 25%, quali “miracoli” ci si potrebbe attendere se lo smart working diventasse una buona abitudine nelle realtà aziendali tricolore?
L’investimento, soprattutto in termini culturali, certamente e’ notevole: orari flessibili e assenza di una postazione fissa di lavoro cozzano alla grande con la “mania di controllo” della quale moltissimi “piccoli imprenditori” sono affetti.
In più, come per aggiungere sale alla ferita, lo smart working esige una continua formazione, che per il nostro buon piccolo imprenditore equivale (ovviamente) a tempo e denaro perduti che mai più ritorneranno.
Di più, molti lavoratori (in genere quelli affetti da rigidità cronica, alias gli strenui difensori del “abbiamo sempre fatto cosi’“) rifuggono come la peste un cambiamento del genere che, per di più, ha una fortissima connotazione tecnologica (vade retro Satana!).
Quindi nessuna speranza di agguantare questo promesso (spesso sbandierato) aumento di produttività? Nessuna chance di liberare (forzatamente) il nostro piccolo imprenditore dalla polvere che immobilizza i suoi ingranaggi?
Credo che, invece, il passo sara’ fatto ed in fretta. Le nuove leve infatti non solo hanno un approccio al lavoro diverso (per forza, sono nati e crescono nell’epoca della flessibilità/precarietà) ma funzionano in modo diverso: per loro gli orari sono un cliché; cannare un meeting senza avvisare e’ normale; vedere un lavoro come un ponte funzionale fra una busta paga e l’altra e’ pura logica.
Insomma, un modo di essere smart che rasenta il menefreghismo. Ma non e’ forse una nostra responsabilità? E chi dice che a sbagliare siano poi loro?
L’unica soluzione per poter funzionare tutti insieme e’ diventare noi più’ smart, sperando di far diventare cosi’ loro più inquadrati.

Marco Garbin