Social network: opinioni o reati?

Con la crescente diffusione dei social network, aumenta anche la percentuale di chi considera Facebook o Twitter un luogo privo di regole, in cui esprimersi al di là delle norme di civile convivenza. Nulla di più sbagliato. Si deve sempre prestare la massima attenzione a ciò che si scrive, evitando offese, insulti e, più in generale, considerazioni che non si avrebbe il coraggio di fare di persona. La questione ha però anche risvolti penali.

La diffamazione costituisce reato ed è punita, ai sensi dell’art. 595 c.p., con la reclusione fino ad un anno e con la multa fino a € 1.032, sanzioni che raddoppiano nel caso in cui l’offesa alla reputazione altrui consista nell’attribuzione di un fatto determinato. In favore della punibilità della diffamazione avvenuta sui social network si è già da tempo pronunciata la giurisprudenza (Trib. Livorno, 31/12/2012, n. 38912). La diffamazione, in tali casi, è aggravata in quanto accessibile in modo potenzialmente illimitato a tutti gli utenti del social network (Cass. pen., sez. I, 22/01/2014, n. 16712), integrando così l’aggravante dell’uso di un mezzo di pubblicità (Cass. pen., sez. I, 02/12/2016, n. 50). Tuttavia, Facebook non è inquadrabile nel concetto di stampa, ma è solo una piattaforma software, con conseguente esclusione dell’aggravante dell’art. 13 legge 47/1948, che sanziona l’attribuzione di fatti determinati a mezzo stampa (Cass. pen., sez. V, 14/11/2016, n. 4873).

Essendosi in presenza reato, il risarcimento in sede civile prescinderebbe dall’onere di dimostrare che sia stata violata una norma specifica e consente, quindi, anche il risarcimento del danno non patrimoniale, compreso quello al fare areddituale (Cass., sez. un., 11/11/2008, n. 26972). Analogamente deve dirsi per la diffusione non autorizzata di altrui foto o dati, che costituisce indebito trattamento di dati personali tramite internet, anch’esso sanzionato come reato.

Stefano Chiaromanni – Avvocato del Foro di Venezia