Sposato: La politica nazionale sulla gestione dei flussi è stata fallimentare

L’Italia sulla gestione migranti irregolari, ossia coloro che o hanno fatto ingresso eludendo i controlli di frontiera o sono entrati regolarmente nel nostro paese, ad esempio con un visto turistico, e ci sono rimasti dopo la scadenza del visto d’ingresso (diventando quindi degli “overstayer”) oppure non hanno lasciato il nostro territorio a seguito di un provvedimento di allontanamento. Deve prendere l’esempio della Germania: selezionare chi ha diritto a richiedere lo stato di rifugiato al quale il diritto è riconosciuto dalla Convenzione di Ginevra e chi non ha titolo. Non possiamo accogliere tutti.

La politica nazionale sulla gestione dei flussi è stata assolutamente fallimentare. L’imposizione coatta ai Sindaci per la distribuzione di nuovi migranti irregolari che arrivano in Italia è stata un’operazione spietata che ha amplificato lo scontro tra istituzioni, mettendo in contrapposizione Sindaci, Prefetti e Ministero dell’Interno. È necessario potenziare le piante organiche delle commissioni territoriali per le richieste di asilo, che devono essere esaminate all’interno di ogni singola pratica che viene presentata dal profugo che ne ha diritto per le convenzioni che l’Italia ha firmato con coscienza e volontà.

L’iter procedurale è molto “farraginoso” perché le commissioni sono spesso sotto organico. Accelerare i tempi significa accelerare anche i rimpatri perché l’80% delle domande di asilo sono rigettate e le persone che non hanno titolo a rimanere nel nostro Paese devono essere assolutamente rimpatriate. Per i rimpatri si potrebbero utilizzare i fondi europei destinati a queste operazioni oltre che sfruttare, come mai è stato fatto, i corridoi umanitari. I sindaci dovrebbero avere il potere di “polverizzare” l’accoglienza e non subire le imposizioni dei prefetti o sottostare ai ricatti di cooperative che riescono a lucrare anche sulla scelta dei luoghi dove ospitarli. È bene che i Sindaci e i prefetti scelgano assieme dove poter ospitare solo i rifugiati senza creare ghetti o, ancora peggio, come successo a Conetta, creando veri e propri lager con tanto di filo spinato come recinzione.

Altro aspetto che i Sindaci dovrebbero proporre al governo nazionale riguarda l’operato delle cooperative. È necessario che i Sindaci possano inserirsi nella gestione dell’accoglienza, imponendo i loro aspetti operativi e controllando periodicamente il bilancio di queste cooperative, troppo spesso lasciate libere di gestire il tutto senza nemmeno rendere mai conto del loro operato.  La cooperativa, se vuole operare per l’accoglienza nella propria città, è giusto che versi un contributo nelle casse del comune affinché non sia sempre la stessa amministrazione comunale a pagare per eventuali mancanze o disordini che potrebbero sorgere in caso di accoglienza migranti irregolari. Altra cosa che i Sindaci devono chiedere con forza: il ripristino dei centri di espulsione e del reato di clandestinità come avviene in tutti i paesi europei. È l’Europa che ci chiede di identificare chi accogliamo. Ai rifugiati che hanno il diritto di restare qui, e parlo solo di coloro a cui è stato riconosciuto il diritto perché in fuga da paesi in guerra, da malattie o dittature religiose o militari, i Sindaci e le amministrazioni locali devono avere autonomia di predisporre una serie di strumenti per rendere l’accoglienza e l’integrazione più efficace. Per esempio istituire corsi di italiano, corsi di formazione alle leggi italiane e al rispetto delle nostre leggi costituzionali, studio della Costituzione che, sottolineo, lascia libertà di culto.

E poi proporre ai beneficiari di protezione umanitaria veri, un percorso lavorativo e di inserimento. NON DOBBIAMO DISCRIMINARE NESSUNO E SOPRATTUTTO ESCLUDERE NESSUNO, IO LUIGI SPOSATO sono a favore di un’integrazione condivisa nel rispetto delle differenze. Immagino una città aperta alle comunità straniere ma rispettose delle regole. Tutti insieme possiamo farcela. La differenza non sarà così un ostacolo ma una ricchezza da sfruttare per una città come Padova.

Giuliana Lucca